"Credo che quando un libro fa pensare..."
del 23-11-2007
di Valentina Guion
Il libro mi è piaciuto.
Sul serio, credo che quando un libro fa pensare, ci fa fermare a riflettere e soprattutto ci stupisce, sia valsa la pena di averlo scritto e letto.
Uno degli aspetti su cui ho riflettuto di più è stato il meccanismo che si cela dietro alla costruzione comica, già perché credo che il suo libro sia anche comico, visto che nel finale mi ha strappato una risata del tutto sincera. Riflettevo su quanto ci sia di costruito nel racconto, nella trasposizione di situazioni tra il ridicolo e lo humour nero (che adoro), che a mio avviso caratterizzano il racconto. Il linguaggio, a volte disimpegnato, non è che uno degli strumenti che ci permettono di "ficcanasare" nelle vicende del protagonista e di visitare i mercatini polverosi. La costruzione sta nella preparazione ad hoc del finale e nella capacità di confondere il piano del reale e quello onirico, non lasciando troppe certezze riguardo all'attribuzione di un avvenimento ad un determinato stato mentale, di veglia o sonno. Non si riesce mai capire se è la vita ad essere speciale o gli incubi banali.
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