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LA SIEPE DI BIANCOSPINO. Le stagioni della natura e le stagioni del cuore di Mariuccia Ravera


STUDI DI MUSEOLOGIA AGRARIA

del 01-12-2006
di Luciana Quagliotti

Sono sempre stata una lettrice accanita ma è la prima volta che mi trovo a scoprire contemporaneamente, quasi in parallelo, due libri diversissimi ed insieme molto simili: LANGA VERDE BIANCA di Angelo Ricca e LA SIEPE DI BIANCOSPINO di Mariuccia Ravera. Possono utilmente interessare le 2 generazioni di coetanei degli autori, cioè chi ha vissuto direttamente le tragedie della seconda guerra mondiale o le ascoltò, bambino, dai familiari, ma anche tutti quelli che ricordano un mondo contadino a cui allora apparteneva circa metà degli Italiani e che ritroveranno in mille particolari. E forse sarà una lettura ancora più utile per chi ormai non sa più nulla di tempi che possono sembrare preistorici. Sotto questo aspetto i 2 libri sono decisamente complementari, anche nella diversità dello stile: il primo è preciso, rigoroso, tanto da apparire talvolta pignolo nel registrare i minimi particolari in modo apparentemente notarile, dividendo i vari argomenti in altrettanti capitoli, come in una rubrica, alternando i ricordi strettamente personali e quelli storici, ma è ricco di notizie importanti che mettono insieme la grande Storia d’Italia e le piccole vite dei poveri diavoli alle prese con la difficoltà di sopravvivere giorno dopo giorno. L’altro invece filtra tutto attraverso i sentimenti: il trascorrere del tempo si concretizza nel vario fiorire, sfiorire, coprirsi di polvere o di neve della siepe di biancospino lungo la faticosa stradina che l’autrice è costretta a percorrere giorno dopo giorno, fra i mille rumori, colori, odori, di un mondo conosciuto, amato e ricordato più tardi con affetto. Ma al di là delle differenze e del linguaggio… sono convinta che interesseranno molti, no solo per le notizie che rischierebbero di andare perdute, ma soprattutto per la semplice saggezza che emerge da una quantità di osservazioni a prima vista marginali... “Scegliere voleva dire rinunciare: comunque decidesse, infatti, doveva rinunciare a qualcosa a cui teneva molto… Ecco un’altra caratteristica che piaceva molto alla bambina: l’attenzione nei suoi confronti, quel modo di farla sentire amata, senza aspettarsi qualcosa in cambio… Per la prima volta era di fronte alla realtà di non poter più ritrovare una persona cara… “Al di là de sollievo che i contadini potevano provare e dell’orgoglio di aver vinto contro l’astuzia della volpe, quel corpo ben modellato, dalla lunga coda folta, un tempo così agile ed ora inerme, destava un senso di pena e quasi di rispetto”. “…Quando uscì, notò che la siepe di biancospino era brulla” (LA SIEPE DI BIANCOSPINO, Mariuccia Ravera).


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