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Suggestioni proustiane ...

SEGNALIBRO: Piemonte di carta

La Gazzetta Web

 


del 13-09-2008
di Rita Rutigliano

Suggestioni proustiane e “la forza delle emozioni” (come indica il sottotitolo), fin dalle prime pagine di questo romanzo che fa del tiglio - evocato nel titolo - un cardine narrativo,  frattanto evocando con precise notazioni le località piemontesi in cui la narrazione è ambientata.  

 «Avete sentito parlare dell’omicidio Federici? - domandai.

- Come no! - intervenne Orfeo, - conoscevo bene quel magistrato!

 - Che cosa c’entra con voi due? - si meravigliò Marzia.

- Il delitto è avvenuto nel cortile dell’edificio adiacente, che ha un ingresso in comune con questo palazzo, - precisai e lo stupore fu corale».  

 In un susseguirsi di continue revisioni della realtà, la storia mette in scena - in un giallo avvincente del cui sviluppo non anticipiamo alcunché - un gruppo di nove amici d’infanzia e l’eterno conflitto tra ragione ed emozione. Conflitto risolto, infine, a favore di quest’ultima: «La trama di un sogno segreto aveva attraversato il turbamento di una vita alla ricerca di una verità rincorsa e all’apparenza irraggiungibile, ma quando l’emozione aveva bussato alle soglie del suo mistero con stupore aveva trovato la verità più della ragione perché, se si dà loro udienza, i sentimenti sanno essere autori di insperati trionfi su battaglie altrimenti dichiarate vinte». La vicenda si dipana in particolare tra una Torino salottiera e corrotta e la non lontana Villar Perosa (dove peraltro è nata l’autrice), «un paese che dista meno di un’ora dalla città» e che pure tutti loro avevano lasciato per andare «alla ricerca di un lavoro o per proseguire gli studi». Un paese dell’alta Val Chisone, in una suggestiva posizione «a ridosso di due montagne, popolate da una vegetazione ricca di castagni e da boschi generosi dispensatori di funghi, dove sino all’inizio del secolo scorso gli abitanti vivevano di agricoltura e della vendita di mele». Gualtiero e Maddalena ricostruiscono la realtà offuscata dall’enigma che riguarda l’uccisione di Giulio Federici, un noto magistrato. Il primo intreccia una trama dettata dalle esigenze della ragione; la seconda - che è la voce narrante - interpreta i fatti cogliendone una trama più profonda, più vera.  E, alla fine: «Mancava una settimana a Natale e Torino era illuminata da un milione di luci dai cento colori. Chiesi agli amici del tiglio di raggiungermi nel cortiletto, dove il cesto dei ricordi attendeva di ospitare, per chiuderlo, l’ultimo capitolo di una vittoria che aveva assegnato ad ognuno di loro un ruolo da protagonista».  «Il tiglio era stato attento uditore delle nostre storie e il suo profumo aveva fatto da cornice alle vicissitudini di un epilogo mai scontato, sussurrandoci l’aura di una certezza: quella che al di sopra di ogni dolore e di ogni tragedia, comunque si fossero conclusi i nostri parziali percorsi di vita, la gioia di rimanere uniti avrebbe continuato ad arricchire i nostri cuori. L’emozione è un’arma straordinaria e il ricordo della fragranza di un’epoca lontana ne era stato creatore, culla di sensazioni alla ricerca del rifugio sicuro: il sentimento, cometa di una forza chiamata amicizia e del proprio mistero».  

[…] «Le poche foglie superstiti caddero sulle nostre risate: erano foglie di fine autunno, prive di profumo, ma in noi c’era la forza per immaginarlo, evocarlo. Chiudemmo gli occhi, aspettando che diventasse realtà. E puntualmente arrivò, avvolgendoci con la sua magia. Era lì con noi, perché nel sogno sta il segreto della felicità. […] Finché si è capaci di sognare la felicità può esistere. E, arrivando, sorprenderci ancora una volta. Come ci sorprende la vita. Ché è vita».


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