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Il giallo macabro nell’Africa Orientale "Italiana"...


TORINOSETTE

del 31-10-2008
di Giovanni Tesio

Ambientato nell’Africa Orientale Italiana al tempo del “posto al sole”… il ’35… l’Eritrea e Massaua ( ma anche Assab e Asmara)… un giallo macabro che rientra nella misura più ordinaria del privato. Ma che poi risulta intrecciarsi al torbido clima degli affari e dei danari, a un imprevedibile ritorno del rimosso, all’inchiesta di un maggiore dei Carabinieri che insegue a tentoni la pista di un duplice (e intenzionalmente triplice) omicidio perpetrato con una spada che viene di lontano.Aldo Morosini è un uomo (un militare) che sa il fatto suo senza aver nulla di onnipotente. Un po’ bastian contrario, legge Seneca, fuma le Macedonia extra, ha un carattere timido e riservato, e ammette di avere qualche volta la tendenza a distrarsi. Con tutte queste caratteristiche, potrebbe diventare l’inquirente fisso di qualche altra vicenda gialla che Ballario, se non lo sta già facendo, potrebbe avere in animo di narrare.È Morosini a raccontare in prima persona: imbarcando un simpatico collaboratore che si chiama Barbagallo, un impenetrabile sottufficiale indigeno che si chiama Tesfaghì, una compagnia di varietà che comprende una sua vecchia fiamma (con ritorno di fuoco),  un imprenditore teatrale un po’ sopra le righe, un misterioso attor giovane, una ballerina con cui fa coppia. Per non dire – insieme con le vittime di due delitti compiuti – il personaggio più sorprendente, che un po’ ricorda uno dei “Racconti del maresciallo” di Mario Soldati, “La fine di Flok”. Ballario mostra, insomma, la capacità di scovare l’esistenza di una presenza che spiazza, e che riesce a spostare il filo della storia, a farle prendere una piega imprevista...


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