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Quattro casi per Minna Levi


Recensione

del 31-07-2008
di   Andreina Bert

L'idea di ambientare questi racconti in un "entourage" ebraico, in cui anche l'investigatrice appartiene a questa religione, appare originale e non priva di significato. Per esempio, nel primo caso, quello di Nahum Goldmann, tutti i nomi ci ricordano quella comunità. Inoltre le allusioni che fa la cameriera Molino sugli ebrei, che al contrario delle dicerie, pagano bene i dipendenti, smitizzano i luoghi comuni sugli israeliti. La storia è basata sulle deduzioni della sagace Minna, che riesce a immaginare le ragioni della morte di Nahum Goldmann evitando che si sospetti del nipote che avrebbe potuto approfittare di quell'evento luttuoso per ottenere una cospicua eredità.
" Il caso dei guanti gialli", ci ricorda un fatto storico, cioè l'elezione del presidente Eisenhower, ma ci fa anche sospettare, in un primo tempo, che ci sia una "seconda vista". Le deduzioni di Minna Levi sono puramente logiche.
Nel " Caso del bambino di pizzo" la descrizione dell'estate simile a una donna svenuta, mentre l'afa è sonnacchiosa, è decisamente strepitosa. L'apparizione del bambino vestito di pizzo appare come una visione irreale, soprattutto quando il bimbo si mette a camminare all'indietro. Tutto ciò che succede dopo è per lo meno sorprendente e il comportamento del piccolo, come quello della signora Aimar , madre snervata e irrazionale, diventa comprensibile attraverso l'analisi di Minna Levi, sempre acuta e osservatrice.
" Il caso della fata impertinente " crea un'atmosfera incantata, sottolineata dalla freschezza delle tre bambine. Tutte e tre raccontano di una fata che invia messaggi, e quando la protagonista Levi risolve il mistero, non lo svela alle piccole, per lasciarle in sospeso. Ma qualcosa di inatteso si verifica nel finale, lasciando in chi legge il dubbio che qualcosa di magico ci sia realmente.
Lo stile semplice e chiaro della autrice può coinvolgere anche il lettore adulto, ma sicuramente affascinerà i più piccini, che ne saranno entusiasti.


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