Lettere a Mefistofele: un diabolico gioco di specchi deformanti
Recensione
del 03-03-2009
di Alessandro Giarda
Lettere a Mefistofele è una coraggiosa riproposizione del romanzo
filosofico epistolare del secolo dei lumi, una sorta di Liaisons
dangereuses ambientata ai giorni nostri. Un intricato divertissement
(pascaliano?) letterario, e a tratti cinematografico, che pur muovendosi
su di un registro di cinismo e distaccata ironia riesce a toccare, come
già /Scherzo parigino/, punte di lirismo e di tragicità, aprendo qua e
là - soprattutto tramite la figura della giovane Isabella – anche
spiragli di ingenuo stupore e fanciullesca meraviglia di fronte alla vita.
11 personaggi per altrettanti stili di scrittura e soprattutto
altrettanti punti di vista sull’esistenza: dalla trasgressiva
studentessa Dora, al materialista filosofo-macellaio Rino (probabilmente
il più riuscito), passando per il viaggiatore idealista Stéph, l’amico
Guido folle d’amore e gli apprensivi familiari.
11 personaggi attraverso i quali si delinea come in filigrana il grande
assente del romanzo, il protagonista principale, motore occulto della
vicenda, confessore e custode delle riflessioni altrui: Mefistofele,
colui di cui non si hanno lettere ma soltanto frammenti di un romanzo
dai toni autobiografici inviati a un editore molto restio sul fatto di
pubblicarli o meno. Questo gioco di sguardi-specchi deformanti portato
avanti attraverso le diverse lettere ci fornisce un ritratto dalle
contraddittorie sfaccettature. Chi è dunque Mefistofele:
uno-nessuno-centomila, un genio del vizio e della sregolatezza… o forse,
in fondo, semplicemente un buon diavolo?
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