Titoli
Due sillogi poetiche scritte nell’arco di un ventennio -"Quale millennio, cari, abbiamo nel cortile?" e "Tutto è miracolo" (A mia madre).
Due sezioni cronologiche decrescenti: la prima, Quale millennio, cari, abbiamo nel cortile?, raccoglie le liriche composte dal 2003 al 2000; la seconda quelle 1990 al 1980.
Il sentimento delle cose, dei luoghi, degli esseri viventi, del tempo anima queste liriche, entro una prospettiva religiosa nel senso proprio del termine, bene espresso dal titolo della seconda silloge: Tutto è miracolo.
In questo libro c'è un viaggio a ritroso nel cuore, nell'anima, nella mente e nel tempo, con umiltà, alla ricerca di quel filo misterioso che è l'uomo e il suo rapporto con Dio e la natura.
Quando ti trovi in città ad agosto… frammenti di un monologo al femminile. Poetico, ma pensato per il teatro.
Inchiostri su carta di Endre Rozda
Quando ho finito il lavoro
stasera e d’improvviso
mi sono resa conto
che avrei ritrovato
il silenzio del mio quartiere
e che come una leggera patina
di calore lo avrebbe avvolto
per poi piovere,
di nuovo mi ha preso
alla sprovvista la domanda:
“Che cosa torno a farci?”
Ma mi abituo quasi sempre
all’idea. Mi rinchiudo.
Provo ancora in qualche modo
ad occuparmi. Ci rinuncio.
O incomincio, come stasera,
a fissarmi attentamente
il corpo.
Ed è sempre come
se dovessi riconoscerlo.
Ricordarmene.
Le mani, le braccia,
le gambe lunghe e magre…
Le sollevo.
Le faccio ricadere.
Sono incapace di pensare.«La complessità dell’esistenza tra il rimpianto d’un tempo naufragato e l’orrore della guerra, tra il sogno di un mondo altro e i tizzoni di desiderio che accendono l’amore: questi i temi che si rincorrono nel percorso di una raccolta poetica veramente di alto livello e assente di banalità. Nuova nelle metafore e nelle invenzioni, scorrevole pur nella complessività e nella profondità delle argomentazioni trattate (Luigi Tribaudino)».
...Sono stanche le pietre
limate dai passi
preghiere ribalde
verso cieli inviolati
urlo vociante di echi futuri
mentre un mondo s’accuccia
e ci guarda passare.
Dimmi,
amica mia dei sogni,
quante stazioni mancano
alla meta.
Aforismi, Pensièri, Riflessigli, 17 Haikù e un Corbèllo - Aphorisms, Thoughts and Reflections, 17 Haikus and one Corbello
«Il tìtolo rimanda sùbito alle quisquilie di Totò, alle sùe “pinzillàcchere e bazzècole”, insomma alle còse da nulla, che chiamate “quisquiglie”, con intenzionale sgrammaticatura, appàiono ancora più còse da nulla. Fuòri strada: qui si parla di realtà importanti, come la vita, che si tènta di méttere a nudo graffiàndone la cròsta e liberàndola da ogni nebbia. Anche Totò, in fondo, parlava di còse sèrie, stravolgèndo il sènso comune del linguaggio per farsi bèffe del potere e di tutti i suòi travestimenti.
Nel libro di Piètro Tartamèlla le quisquiglie sono di pèrla, schegge preziose in cùi ogni paròla, pesata, lucidata e tagliata come un pìccolo diamante, viène incastonata in aforismi e pensièri, che disèrtano ogni fàcile convenzione sociale e stereòtipo, sprizzando barbagli di luce e sènso, riflessigli appunto…» dalla prefazione di Nico Orèngo e Fabia Binci
Racconti e leggende raccolti dalla voce viva degli Indiani e degli Inuit del Canada, tra eventi mitici e realtà storiche rivisitate: cattivi puniti, bricconi divini, gioiose storie d'amore...
Un po' di amarezza per le incomprensioni, molta ironia verso la cultura occidentale, ma alla fine prevale la capacità di comunicare.
Per chi vuole approfondire, poi, i ruoli di genere nelle società tradizionali e in quella contemporanea, il saggio finale di Naila Clerici: "Ruoli di genere nel mito e nella storia dei Nativi Americani".
La Regione Piemonte, al fine di favorire ogni possibile occasione di incontro e confronto tra culture diverse, promuove da molti anni scambi culturali internazionali considerandoli strumento fondamentale per la crescita sociale, civile e culturale di tutta la comunità piemontese.
Molte iniziative sono state rivolte in particolare ai paesi dell’America Latina, dove la grande emigrazione dal Piemonte verso terre in cui cercare lavoro e benessere ha fatto sì che tra le due parti del mondo si creasse un legame ideale, rinsaldato da una comunanza di sensibilità e di aspirazioni.
Emblematica di questo contesto è la figura di Dino Pogolotti, l’imprenditore di Giaveno che all’inizio del Novecento realizzò all’Avana il Barrio Pogolotti, quartiere di abitazioni popolari che, nella sua concezione e realizzazione, nulla ha da invidiare ai quartieri europei creati da noti architetti che sperimentavano, nella stessa epoca, le prime forme di architettura sociale.
La Regione Piemonte, che ha da tempo dedicato a questo singolare personaggio un progetto che vuole riscoprirne e valorizzarne l’opera riconoscendo nello spirito imprenditoriale e nella creatività i valori più autentici delle sue radici piemontesi, gli presenta con quest’opera teatrale un ulteriore omaggio, auspicando che in un prossimo futuro si possano creare le condizioni per realizzare all’Avana un Centro di Documentazione-Casa Piemonte «Dino Pogolotti», quale struttura viva di proposizione di scambi culturali tra il Piemonte e Cuba.
Radici profonde. Il secolo dei Pogolotti è la pièce ideata e realizzata da Assemblea Teatro di Torino, si propone dunque come una rilettura poetica di alcuni episodi di una vita avventurosa che rivive attraverso le voci dei protagonisti, con un linguaggio che alterna parti in lingua italiana e parti in lingua spagnola: da una faccia "Radici profonde", dall'altra "Raíces profundas".
«Credere è come amare, la volontà non conta. Non si crede per buoni prpositi ma in funzione dell’interno sentire, senza ragioni. L’uomo non ha mai accettato di finire con la morte, è quindi psicologicamente predisposto a ritenere vero ciò che lo tranquillizza».
Religione: insieme di credenze, pratiche, atti di culto, dogmi, precetti, riti che esprimono il riconoscimento da parte degli esseri umani di un principio superiore.
Quasi tutte le religioni, siano esse monoteistiche, politeistiche, panteistiche, animistiche, si basano fondamentalmente sul «timore della divinità».
Un pamphlet destinato a persone che vogliano riflettere...
Un libello divulgativo, scritto d’impulso e senza reticenze, privo di acrobazie dialettiche, prescindendo da citazioni e riferimenti dottrinali. Basato su considerazioni dettate dal buonsenso. L’autore ha attinto copiosamente dalla voce del popolo (a quella genuina e spontanea che attraverso il quotidiano “La Stampa”, in un certo arco di tempo, ha espresso dubbi, incertezze, perplessità contro un’omologazione ipocrita).
Da Torino alle nevi di un Sestriere anni Trenta...
Nel Grand Hotel Principi di Piemonte, durante una importante sfilata di moda, viene commesso un delitto dall'oscuro il movente. Un secondo delitto accrescere le incognite per il commissario Martini che alla fine riesce a risolvere l'inchiesta.
«Sempre gradita è la scoperta di un giovane poeta o chansonnier, un “angelo buffo” che dal “disordine cronico” dei cassetti estrae versi di miele, piccoli giocattoli e aquiloni tristi con cui “ritoccare il cosmo”» (dalla prefazione di Luigi Franco).
VOLUME A GRANDI CARATTERI
Prefazione di Augusto Romano
La vita stessa di molte famiglie risulta illuminata di una luce che ne svela i reali rapporti umani, i nodi di sentimenti, le aspettative reciproche, i reciproci condizionamenti, e talora le violenze... Giardino della villa di famiglia, presso San Germano Chisone, non lontano da Villar Perosa… Tutto ha inizio e avviene all’interno di una famiglia molto benestante, governata brutalmente da un padre padrone sessualmente molto attivo. La moglie, mortificata da un tale marito, è dedita all’alcol. I due figli maschi sono figure larvali. C’è poi una figlia, nel genere “umiliate e offese”. Infine, una nipote, fatua e corrotta, mangiatrice di uomini. Una volta che l’Autrice mette in moto la macchina narrativa, tutti i personaggi corrono verso il loro destino di degrado e di morte, fisica o spirituale. «Bene ha fatto Andreina Bert a caricare di tinte fosche il suo romanzo familiare e ad ambientarlo nel fondo di una provincia degradata, in modo che esterno e interno si corrispondano. A seconda dell’angolo visuale e della partecipazione emotiva dello spettatore, l’accento può cadere sul tragico o sul grottesco. Oppure su una loro combinazione, che è la chiave composita scelta dalla nostra Autrice. Il romanzo potrebbe definirsi “espressionista”, sia per il carattere in qualche modo estremo delle figure che lo abitano, sia perché, al di là delle apparenze, si tratta di una vicenda senza riscatto... Non si pensi però di trovarsi di fronte a un romanzo cupo e pesante. Andreina, come sa chi ha letto gli altri suoi libri, è ricca di arguzia ed ha il gusto del dettaglio e delle ambientazioni un po’ desuete… » (Dalla Prefazione di Augusto Romano)
