Titoli
Il primo caso del detective Hector Perazzo
Booktrailer di Giacomo Bramardo: http://www.youtube.com/watch?v=3q49iQbCoS0
Giorgio Ballario, oltre che nella narrativa giallo noir ambientata nello spazio - tempo del ventennio fascista coloniale, con il suo detective Hector Perazzo si cimenta in una realtà contemporanea fatta di droga, violenza, ricatto, che esce dai confini torinesi per estendersi alle isole greche.
Argentino di origine italiana, l'ex poliziotto Perazzo, a metà degli anni Ottanta, percorre al contrario la rotta dei suoi avi e arriva in Italia con pochi soldi, poche certezze e tanti sogni. A Torino, dove una vecchia zia gli ha lasciato in eredità un piccolo appartamento in un quartiere multietnico, apre un'agenzia di investigazioni e tira avanti stancamente finché non gli capita un incarico apparentemente semplice e ben retribuito per conto di uno fra i maggiori scrittori italiani: recuperare il manoscritto rubato all'autore di best seller...
Un romanzo nel romanzo: «Una partita di cocaina. E un giovane conteso da due donne stupende. Sullo sfondo di una Creta lontanissima dalle foto patinate dei cataloghi turistici, si combatte una guerra spietata. Per i soldi, per l’amore, per la vita».
Il primo caso del malinconico detective Hector Perazzo.
- Hai mai visto volare una cicala, Hector? Ha il corpo tozzo, sgraziato. E le ali piccole e sottili, insufficienti per farla librare in aria... Deve starsene rintanata nei cespugli o sugli alberi, se no diventa facile preda dei pipistrelli o di altri cacciatori notturni. E deve cantare. Nascondersi e cantare. Ci ho provato a volare. Sono una cicala muta, in attesa che l’estate finisca per sempre.
Una storia “gotica”, attinta dalla tradizione popolare, di cui la Lagerlöf si serve per riaffermare il tema dell’amore come unica forza che può contrapporsi al male. Un anello viene trafugato dalla tomba e una maledizione colpisce chiunque ne entri in possesso. Personaggi immaginari e figure storiche, uno spettro che si aggira fra i vivi, perseguitando colpevoli e innocenti… Una narrazione vivida e affascinante, percorsa da un filo sottile di umorismo.
«…la gente non riusciva a togliersi dalla testa quell'anello d'oro che, senza alcun profitto, era stato seppellito in una bara. Sembrava quasi ingiusto che stesse lì. Avrebbe potuto essere venduto a caro prezzo in un paese straniero per dare pane a tanti che non avevano altro da mangiare che paglia e corteccia.
Ma per quanto potessero essere in molti a desiderare di possedere il prezioso tesoro, non c'era nessuno che pensasse sul serio di impadronirsene. L'anello era chiuso in una bara, dentro a una tomba murata, sotto pesanti lastre di pietra, inaccessibile anche al ladro più audace, e si pensava che lì sarebbe rimasto fino alla fine de tempi».
Un commissario di polizia giunge in un paesino delle Alpi piemontesi, in inverno, con l'incarico di indagare sulla morte di Rosetta, una ragazza del luogo uccisa vent’anni prima: nel 1944. Per motivi oscuri, l'indagine deve svolgersi in gran segreto e il commissario può informare degli sviluppi dell'inchiesta solo il sindaco del paese. Al protagonista, per cercare di ricostruire i fatti, non rimane che ascoltare le disordinate chiacchiere dell'anziano sindaco. Ma l'omicidio ha radici molto più antiche, radici che affondano nella storia del paese e della Savoia…
«È bello, di tanto in tanto, riuscire a illudersi. Illudersi che sia possibile trovare l’assassino di quella Rosetta; e il modo, i tempi e il movente di un omicidio avvenuto tanti e tanti anni fa e magari anche farlo in fretta. E pensare che non ho neanche scoperto perché si riapra il caso a distanza di tanto tempo e perché non lo si affidi ai carabinieri della zona. Certamente è stato un ordine dall’alto, ma quanto in alto?»
Il punto vero è conoscere quanto l’erica sa di rischiare, nelle notti di luna vicino al mare; è trovare un metodo scientifico per calcolare la distanza quasi infinita della luna non sottovalutando la struggente prossimità dell’erica.
Sembra sia questa, la cifra segreta della fatica.
“Caro dottore, anche se già lo so, mi dica: perché ha scritto? Perché scrive?”
...ancora,
ogni tanto scrivo,
non so se per gioco o per ansia,
o per intimo impulso al rigo;
per ribellione impenitente,
per il piacere del canto,
per giustificarmi d’essere assente;
per l’incomodo godere
sulfureo e schivo
che mi dà l’essere cosciente
di me che penso, sento, scordo;
formo ed emetto
al vento un verso,
un suono mio.
Storie storielle filastrocche, piccole tessere di vita, importanti solo per il cuore; fissate perché non vadano disperse.
Letture da spartire allegramente in famiglia, scegliendo ognuno titoli e vicende secondo il proprio gusto.
Raccomandate per i dintorni del Natale... oppure per qualunque altro periodo dell’anno.
ovvero: Ventuno piccole strane storie alla penombra della logica
VOLUME A GRANDI CARATTERI
Luca, già sette anni, chiede al padre di inventargli delle storie per farlo addormentare. Il solerte genitore si entusiasma e gli costruisce ventun favole per bambini (ma anche per adulti) dentro ci infila letteralmente di tutto: la fine dell’Universo, il colpo del secolo, bolle temporali nella storia dell’umanità, alunni fustigatori di insegnanti-padroni, grandi prestigiatori, vecchietti arrivati al capolinea, la pornografia del futuro, strani reperti archeologici, circhi di eccezionali fenomeni umani, l’undicesimo comandamento, le frontiere della clonazione, farfalle assassine...
Ventun piccoli racconti che iniziano con una lettera dell’alfabeto, alla penombra della logica (là dove nessun adulto sano di mente è mai giunto prima): L’AlfaZeta dei tuoi sogni...
Luca li apprezzerà? Nel lettore ne rimarrà almeno uno, negli infiniti sgabuzzini della memoria? Se questo non avverrà, l’Autore dovrà scrivere un altro libro per far nascere un piccolo sorriso.
Un racconto struggente, di lunghi silenzi, di brevi parole.Un rapporto difficile fra padre e figlio.
Quasi un romanzo d'iniziazione, alla vigilia di Natale, nel bosco innevato, seguendo le tracce del cinghiale.
«Uscirono, padre e figlio, in un’aria di cartavetro. Il padre si tirò su il bavero e il figlio si chiuse i bottoni. Era notte, era un buio spesso di blu. Cominciarono a salire verso Ciabauda, il padre portava lo zaino in spalla e teneva il fucile sotto l’ascella. Marco gli camminava dietro, cercando di allontanare il torpore che ancora l’avvolgeva e trattenere il tepore del letto intorno allo stomaco, dove gli si era fermata, come un grumo, la scodella di latte.
L’alba sul mare tardava. Era inverno, mancava poco a Natale».
Le previsioni di un’astrologa condurranno il Commissario Andrea Martini a Stresa, sul Lago Maggiore, per risolvere il mistero che circonda la morte di una ricca ereditiera torinese. Ristoranti Liberty, eleganti battelli, incantevoli panorami… ma la soluzione dovrà essere cercata nella vita privata dei protagonisti. E l’altra riva del lago sarà anche la metafora della doppia faccia della realtà.
- Tornando a quella sensazione di pericolo a cui la ragazza andrebbe incontro, – disse il Commissario Martini in tono incoraggiante, – lei si affida solamente ai risultati dell’oroscopo oppure c’è stato qualcosa nelle parole della sua cliente che le ha fatto nascere dei sospetti?
Mafalda rifletté un attimo quindi annuì…
- Lei non immagina quanti “misteriosi segreti” si nascondono nelle famiglie…
L’analisi e i reperti più o meno lucidi e compiuti dell’amore quando nasce inopportuno, impudico, oltraggioso e scomodo, e nonostante ciò cresce, diviene. Tiziana Catenazzo, senza riguardo alcuno, rivela (ai soli amici) le voci reali e irreali di quel recinto schiuso della Bellezza, unico e vero luogo di cura.
“Una corretta lettura dell’arte romanica in Piemonte dovrebbe considerare, innanzitutto, la collocazione singolare della regione. La grande fioritura di monumenti romanici è retaggio comune a tutta l’Europa, vuoi per merito di autorità ecclesiastiche e civili vuoi per spontanea devozione e aggregazione delle popolazioni. La posizione geografica del Piemonte e la sua particolare conformazione geologica hanno sicuramente influito, in quei secoli X–XIII, sull’esito di una espressione artistica che la regione, forse unica in Italia, ha espresso. La molteplicità delle varianti architettoniche ritengo, infatti, sia da attribuirsi proprio alla diversità del territorio composto di monti, colline e pianure e, di conseguenza , con ben distinte conformazioni geomorfiche. A questa osservazione va aggiunta quella della posizione di confine della regione con la Francia, la Svizzera e la Germania e quindi sollecita alle influenze più eterogenee per l’inevitabile transito di quelle nazioni verso il sud. Le espressioni artistiche piemontesi risentono, pertanto, di entrambe queste considerazioni...” dalla Prefazione di Carlo Caramellino.
