Titoli
Una storia d'amore vissuta tra le due guerre, in una Torino affettuosamente rievocata dall'autore:...“In che senso ingenua la vita nel romanzo «La vita ingenua»? Forse nel senso di semplice, forse di innocente. Com'è la storia d'amore che nella Torino tra le due guerre lega due giovani di modesta origine, Mariuccia e Dino, in un rapporto che coinvolge le origini delle due famiglie da cui provengono… A far da sfondo gli scenari di una Torino in fiore, popolaresca e viva, che (...) brilla ingenuamente come un luogo di delizie” (Giovanni Tesio, TORINOSETTE 3/12/1999)
Romanzo basato su fatti e personaggi autentici con i quali l'autore, per uno strano caso della vita, è entrato in contatto. Una Argentina che ha conosciuto gli orrori della dittatura militare. Una vicenda riscattata dalla memoria contro l'oblio.
Una storia al femminile, unica e straordinaria, fatta di amore, di dolore e di sublime coraggio.
Segnalato al Premio Calvino 2001-2002: Rivelando notevoli qualità di scrittore, Cerretani sfrutta le potenzialità delle parole nel senso musicale, senza cedere al manierismo.
«Questa è guarigione, trovare e realizzare me stesso, unica possibilità per permettere all’altro e al mondo di trovarsi e realizzarsi, senza bisogno di essere illuminati , ma onorando ogni attimo della nostra vita quotidiana…» (Tiziana Coda-Zabet)
«Se parliamo di uno stato di benessere profondo, che coinvolge il corpo e la mente, è necessario che si sia consapevoli che le strade percorribili sono tante, e che la ferma e serena attenzione a sé permette di comprendere, fra mille, quale sia la più indicata per ciascun individuo…» (Roberta Ceraolo)
Le chiese di Torino dal Rinascimento al Barocco è l'unica storia completa di tutte le chiese costruite a Torino nel Cinquecento, Seicento e Settecento.
I monumenti, uno per uno, sono presenti nel volume come capitoli collegati da una sola grande vicenda culturale. Di ogni chiesa l'autore ricostruisce le fasi di realizzazione fino al giorno dell'inaugurazione e di eventuali successive modifiche. L'opera è un'introduzione generale e molto documentata a una delle più vivaci stagioni dell'arte sacra torinese. Fra XVI e XVIII secolo, a Torino, furono inaugurate o ristrutturate cinquantasei chiese, cui lavorarono straordinari architetti - Guarini, i due Castellamonte, Vitozzi, Lanfranchi, Juvarra - ingaggiati dai duchi di Savoia per rilanciare l'immagine della loro capitale.
Con le sue 592 pagine e le sue 64 tavole in bicromia, Le chiese di Torino non è esclusivamente un testo storico o archivistico, ma un libro che offre molte sorprese, grazie alle scoperte effettuate dall’autore in seguito alle sue ricerche nelle biblioteche, negli Archivi di Stato e in quelli privati.
Il libro raccoglie le relazioni del convegno «Le donne nella narrativa di Beppe Fenoglio» (che si è tenuto a Monca-lieri nel maggio del 2003) e un’appendice dedicata alle figure femminili nel mondo contadino. Il tema, trattato per la prima volta in una giornata di studio, suggerisce nuovi spunti di riflessione e ricerca.
Quali donne? Donne vere, donne che esistono. La madre di Ettore, ne "La paga del sabato", «porta interi i caratteri fortemente conflittuali della madre vera».
Nelle opere ambientate nel periodo della Resistenza, e in particolare ne Il partigiano Johnny, alcuni personaggi femminili sono impegnati nella lotta per la Liberazione. La padrona della Cascina della Langa è una creatura forte, coraggiosa e soprattutto consapevole dell’importanza del suo ruolo.
Fulvia, la protagonista del romanzo "Una questione privata", vive fra realtà e mito: è il simbolo della lacerazione e della sofferenza, ma, nello stesso tempo, della speranza che si proietta verso un mondo più giusto, senza guerre e violenze.
Libro fotografico che documenta un delicato safari tra i silenziosi "compagni" dei nostri quotidiani viaggi in auto.
"…parlare dello haiku è anche parlare della Poesia – è il poeta che fa parlare ciò che non ha parola… perché la mente del poeta si aggira sempre nei dintorni della Creazione, o del Punto Zero.
…la bellezza delle cose, la bellezza che un genere lirico per eccellenza come lo haiku indica proprio con quel suo Esserci e basta, come i fiori, il cielo, le acque…" (Ezio Tenryu Zanin)
Catalogo della mostra "Lo spazio per la bellezza e l'armonia: il Kakeji nel suo Tokonoma" - Mostra di pittura giapponese antica e moderna - Curatori: Enzo Bartolone e Pietro Gobbi. Legatura tradizionale giapponese a cura del Laboratorio La Locomotiva, Savona.
Il Kakeji è una finestra ideale per uscire nel mondo e goderne la bellezza in armonia con la propria sensibilità...
Il Kakeji o Kakemono è un rotolo dipinto all’interno del Tokonoma (letteralmente spazio per la bellezza), nicchia ornamentale posta nella parete più importante della casa: per i giapponesi, luogo ove soffermarsi per godere le emozioni derivanti dalla contemplazione e dalla meditazione. La mostra include l’esposizione di 40 kakemono, recanti sia calligrafie (normalmente poesie haiku o epigrammi), sia disegni (paesaggi, animali e fiori, samurai o figure femminili dalla forte sensualità. Alcuni kakemono sono inseriti in 5 tokonoma costruiti per l’occasione, dove si espongono anche gli altri oggetti che fanno parte della decorazione di insieme, ossia ikebana, suiseki, bonsai.
Il volume tratta di apparecchiature scientifiche, di quegli
apparecchi con i quali Federico Kiesow, faticosamente per scarsità di denari, attrezzò il suo Laboratorio di Psicologia Sperimentale a Torino nel 1906.
In realtà la descrizione riguarda unicamente l’attrezzatura
pervenutaci, o le parti di essa che ci sono giunte, attraverso molteplici passaggi di
proprietà, varie vicissitudini e alterne vicende.
Tale attrezzatura ora appartiene al Dipartimento di Psicologia dell’Ateneo
torinese ed è attualmente esposta nella Biblioteca della Facoltà di
Psicologia F. Kiesow, intitolata all’insigne studioso.
Federico Kiesow (Bruel, Mecklemburg-Schwerin, 1858 -Torino, 1940),
vincitore di una delle tre cattedre italiane di psicologia
sperimentale istituite nel 1906 dal «Ministro della Pubblica
Istruzione, Leonardo Bianchi, il ben noto psichiatra di Napoli» che fondò
l’Istituto di Psicologia dell’Università di Torino sito – la
descrizione è dello stesso Kiesow – nei «locali tranquilli quali
occorrono per gli esperimenti psicologici […] nell’antico convento,
nel quale aveva avuto sede l’Istituto di Mosso e i Laboratori
dell’Università» […].
(dalla nota introduttiva di Anna Gabriella Corallini Vittori)
Un Catalogo tanto affettuosamente sui generis, da diventare familiarmente suis generis...
