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Facce scure della luna 1998
Racconti favole poesie. Concorso Letterario Europeo OMERO 1998 - Sesta edizione
di AA. VV.

Antologia delle opere vincitrici della sesta edizione del Concorso Letterario Europeo OMERO.
Un libro sul comodino per accompagnare il cuore sulla via del buon sonno. C'è da scegliere: un racconto, una fiaba, una poesia, secondo l'umore del momento.

Testo in italiano e in inglese.





PICCOLO ARZANÀ

Prefazione di Marina Maria Maruzzi

“Il lettore non cerchi in questa prefazione indizi, dettagli e note sul poeta. Non servirebbero, perché identificare l’uomo non significherebbe conoscere il poeta. Lasko è uno di noi e come tale ne possiamo immaginare quell’insieme di pensieri e di atti, di volizioni e di coazioni, di libertà e di costrizioni che chiamiamo vita.Vita, quella di Lasko, ben nota a chi scrive, che tuttavia non riesce ancora a penetrarne con appagante volontà di comprensione l’alchemica traduzione poetica. Leggere le ‘favole inclinate’, le impressionistiche affabulazioni, le immagini di parole di Lasko, significa, infatti, esperire una sorta di comunicazione trans-logica, quasi divinatoria, difficilmente riconducibile all’uomo, all’amico che si è soliti frequentare nella quotidianità. Forse Platone aveva ragione: “Il poeta, infatti, è un essere leggero, alato, sacro, che non sa poetare se prima non sia stato ispirato dal dio, se prima non sia uscito di senno, e più non abbia in sé intelletto “. (Ione, 533 d) Certo, l’evoluzione storica della cultura occidentale ci ha abituato ad un’immagine ben più secolarizzata del poeta. Tuttavia, se interpretiamo la “divina mania” come riferimento alla capacità di proferire un logos non umano, un dire che rompe e stravolge gli schemi della nostra sintassi abituale, allora il poeta non può non apparirci “preso” da questa forza, da questa necessità di comunicare attraverso lo straniamento. Necessità prepotente, dispotica quella di Lasko, che sembra trarre origine da” danni mai superati” che si sostanzia in squarci di versi, sorta di lampi semantici, che rischiarano tranci di un’esistenza dominata dalla lacerante consapevolezza della propria complessità. Un’esistenza che è ‘l’infrangersi dell’abitudine nell’interno passato oscuro’ “. (dalla prefazione di Marina Maruzzi)





Queste strisce sono state disegnate fra il 1972 e il 1975: l’autore si era appena laureato, cominciava a frequentare i tribunali e gli venne l’idea di un giudice protagonista di una strip comica. Dopo più di 30 anni, purtroppo, il personaggio è ancora incredibilmente attuale. E, alla fine, può decidere di liberarsi dai margini di una linea disegnata e uscire nella realtà... Per far sorridere, riflettere, appassionare.


"Ehi, tu! Autore!

Perché mi disegni col solo naso?

E non mi fai occhi, bocca e orecchi?..."


 





Harry Potter è un mago di dodici anni, un mago fresco di studi, visto che ha frequentato solo il primo anno a Hogwarts. Dopo le vacanze infelicemente trascorse a casa degli zii, non vede l’ora di ritornare alla Scuola di Magia e Stregoneria. Però un duro anno lo attende, tra lezioni di Incantesimi, Cura delle Creature Magiche e Pozioni, amicizie messe alla prova e l’amato sport del Quidditch. Mentre il Signore Oscuro è sempre in agguato...

«...era un gruppo ormai placato quello che giunse al “Paiolo magico”, da dove Harry, i Weasley e tutti i loro acquisti avrebbero fatto ritorno alla Tana usando la Polvere Volante. Si accomiatarono dai Granger, che stavano uscendo dal pub diretti dalla parte opposta, per raggiungere i quartieri dei Babbani. Il signor Weasley cominciò a chiedergli come funzionavano le fermate degli autobus, ma vista la faccia della moglie si affrettò a interrompersi. Prima di prendere una manciata di Polvere Volante Harry si tolse gli occhiali e li mise in salvo nella tasca. Decisamente, non era il suo modo preferito di viaggiare».





Harry Potter è un orfanello e vive con gli zii che non lo amano. Sa di essere infelice, ma non immagina neppure di essere speciale. Quando, il giorno del suo undicesimo compleanno, arriva sullo zerbino di casa una busta di pesante pergamena, scritta con inchiostro verde smeraldo e indirizzata al Signor H. Potter, Ripostiglio del sottoscala, la sua vita cambia, e per sempre...

«Harry aveva un viso sottile, ginocchia nodose, capelli neri e occhi verde chiaro. Portava un paio di occhiali rotondi, tenuti insieme con un sacco di nastro adesivo per tutte le volte che Dudley l’aveva preso a pugni sul naso. L’unica cosa che a Harry piaceva del proprio aspetto era una cicatrice molto sottile sulla fronte, che aveva la forma di una saetta».




Inseguendo il sole
Appunti di viaggio nelle terre dei salmoni

Fin dagli anni Ottanta, la pesca a mosca è stata per Alvaro Masseini il valido pretesto per vagabondare con canne, tenda e sacco a pelo in zone estreme della Terra, lungo fiumi popolati da grandi trote, temoli e salmoni. In questo ultimo libro narra del viaggio che lo ha portato dalla Mongolia alle alle terre fredde del Nordamerica, dagli Stati Uniti alle Virgin Island nell'Oceano Atlantico.





«… un cozzitumbolo al cuore. Sbarrò gli occhi sul passaggio tra il bar e le cabine, dove i bagnanti sbucavano per andare in spiaggia, ed ebbe una vampata di calore. Non rifiatò, restò incollato alla seggia come un ammazzacani. I muscoli e i nervi si attisarono. Il cuore invece si mise a pulicijare come un cavallo selvaggio. Dovette portarsi la mano sulle costate per attenuarne il battito. Restò ammagato da quella visione che gli aprì un abisso profondo. Un abisso che non dava felicità ma inquietudine e insicurezza più di prima…»

Quale può mai essere quella visione così conturbante? Certamente una donna. In una caldissima e sonnecchiante Calabria anni Settanta, si ripetono e si fondono microcosmi ordinari, finché una visione appunto non viene a rompere la monotonia di riti apparentemente insignificanti, che lasciano il segno. Una storia d’amore, magistralmente raccontata, manipolata a livello linguistico con un sapiente uso di una delle lingue calabresi e giostrata narrativamente con uno sviluppo inaspettato e un finale che lascia un gusto dolceamaro.





Il 25 aprile del 1945, in quel di Viù, Kin compie dieci anni… Questa è la storia del piccolo Kin e di nonno Kin, dedicata a tutti coloro che hanno avuto dieci anni, e non se li sono dimenticati.

Racconto storico della Liberazione e fiaba filosofica, che dal buio di una cantina ci fa salire alla luce libera della montagna, dove “l’impulso appassionato dell’infanzia - come scrive Georges Bataille - si inebria di nuovo di libertà inutile”. Forse…

«Kin stette un po’ sovrappensiero. “E tu, Pietro, che finale gli hai dato?” Il vecchio non se l’aspettava quella domanda... Poteva dirgli il suo finale? Quell’uomo uscito dalla caverna era tornato indietro per raccontare la sua avventura ai compagni… Aveva spiegato che bisognava andare a vedere il sole vero, fuori della caverna. Ma quelli non lo avevano ascoltato. E un malaugurato giorno, uno di essi lo aveva colpito mortalmente; e lui, cadendo, aveva ancora visto la luce delle lanterne poco più in alto e aveva pensato che, chissà, forse tutto è una grande caverna e i soli che vi risplendono sono soltanto soli di cartapesta».





PICCOLO ARZANÀ

Prefazione di Roberto Rossi Precerutti

Le immagini del sogno e gli oggetti della memoria, affidandosi a una lingua volutamente povera di artifici, sembrano dischiudere qui un loro impronunciabile segreto.




MA
La sensibilità estetica giapponese

Traduzione di Luciana Galliano e Chie Wada.

Prefazione di Gian Carlo Calza

 

MA è una parola presente nella lingua giapponese in innumerevoli espressioni, colloquiali e specialistiche. Indica un'entità «fra»: un tempo fra due eventi, uno spazio fra cose, la relazione fra due persone o anche fra due momenti diversi di uno stesso soggetto, nella vita quotidiana, nelle arti marziali, nell'arte e nel teatro. In questo sottile «qualcosa» risiede la peculiarità, la possibilità stessa della raffinata sensibilità estetica giapponese.





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