Titoli
Da una faccia "Più di mille giovedì. La storia delle Madres di Plaza de Mayo" tratto da "Le irregolari" di Massimo Carlotto:
«Una trentina di Madres con il fazzoletto bianco sulla testa sono sedute in Plaza de Mayo. Sul piccolo palco, mentre il traffico scorre veloce, Gisella Bein ancora una volta racconta i più di mille giovedì in cui loro sono state denunciate in questa piazza, e mormora di una ferita che segna la cifra di 30.000 desaparecidos»
e, dall'altra, "Polvere. Amianto mai più", anteprima nazionale di Assemblea Teatro il 20 gennaio 2004:
«…A Monfalcone si sta consumando un crimine di pace di enormi proporzioni. Polvere è l’amianto che ha ucciso, sta uccidendo e ucciderà fino al 2020 i lavoratori dei cantieri navali. Una vicenda crudele e orribile, coperta da un silenzio colpevole e potente».
Il rifiuto di lasciar passare i buchi neri della memoria.
CORPO 16 JUNIOR
Minna Miriam Levi è un'investigatrice sui generis, una signora di mezza età dal sorriso luminoso, che ama il lato in penombra della vita: piccoli, affascinanti misteri, domestici o poco oltre, tuttavia mai banali. Ciò che l'attira, non è la soluzione, per questo non possiede un vero e proprio metodo: si limita a meditare sulle cose e a ricavarne impressioni, senza mai forzarle.
«Fu così che Minna vide il bambino vestito di pizzo. Stava proprio attaccato alla ringhiera, che ancora non superava col capo, e il suo atteggiamento suggeriva che stesse fissando il vuoto, ma la signora Levi non poteva vedere i suoi occhi. Poi, lentamente, il bambino si staccò dal parapetto di ferro nero e, senza voltarsi, incominciò a camminare all’indietro verso la porta di casa. Minna lo vide incespicare sulla soglia, là dove forse c’era un gradino, quindi varcare gli stipiti e scomparire nel buio».
Il cadavere di una giovane donna, sposata a un Procuratore del Re, viene scoperto in una garçonniere nei pressi di piazza Vittorio Veneto. L’uomo condannato per l’omicidio, a due anni dalla sentenza, chiede al commissario Andrea Martini di riaprire il suo caso. Martini indaga in quel mondo torinese, regno dell’eleganza e del lusso, tra ricche signore, stilisti, bellissime modelle e sartine. Deve tornare indietro nel tempo, al giorno del delitto, un giorno di carnevale con la sfilata dei carri allegorici in via Po.
– C’era la sfilata dei carri in piazza Vittorio e via Po. Le strade erano piene di gente in maschera che si divertiva. Io ero andata a vedere i carri, ma anche fossi rimasta in portineria… con tutta quella confusione… in quella situazione, poteva avvenire di tutto... chi avrebbe fatto caso a una persona in maschera che si infilava in un portone?
Campioni del giornalismo-spazzatura, cinici e dissacratori, i redattori delle Edizioni Etoile venderebbero l'anima pur di potersi assicurare un servizio d'effetto. Ma è una spiacevole sorpresa, per loro, scoprire che qualcuno li vuole tutti morti... "Tristezza", il redattore de L'ALMANACCO DEI MISTERI, cercherà di risolvere il rompicapo, tra editori ribaldi, criminali da operetta, spericolate ladre d'auto e cineasti da strapazzo. Con questo giallo dal ritmo frenetico quasi folle, sullo sfondo di una stralunata Torino da comic-strip, Clementi rivela un senso dell'umorismo che sconfina nella satira.
Nella Torino degli anni Settanta, alcune morti presentano fra loro strane analogie, ma sono ufficialmente classificate come suicidi.
La professionalità, l’affetto, l’intuizione guidano alcuni dei personaggi verso un finale imprevedibile ma aperto.
Alla vicenda fa da sfondo la Torino delle prime ondata migratorie, dei primi fermenti della contestazione studentesca, tra i ricordi delle ferite passate e le nuove problematiche di una società che deve cambiare, in contrasto con l’apparente immutabilità delle colline, dei musei, delle piazze e soprattutto del suo magico fiume.
«Un gruppo di ragazzi passò correndo nel corridoio dietro a uno striscione bianco: Scuola Okkupata... Una volta arrivato alla casa dello scrittore, lungo le scale ben lucidate, si accorse che erano quasi tutti della sua età e vestiti più o meno come lui... Riconobbe una professoressa che insegnava in una scuola superiore ancora più agitata della loro: un giorno gli aveva mostrato senza parlare un numero impresso sul braccio. Erano in fila alla banca d’Italia, per ordine alfabetico, professori, presidi e bidelli. Era una cosa piuttosto umiliante, e a lui ricordava sempre altre file, in piedi nel freddo, con la scodella di latta in mano. La professoressa però non era stata in quel campo, ma in un altro più a est».
La prima bibliografia (in ordine alfabetico, per titoli, autori e case editrici) di libri sulle culture autoctone americane tradotti e pubblicati in lingua italiana fino al 1994.
Sedici stampe in quadricromia mostrano delicate scene di vita quotidiana giapponese e fanno da sfondo a notizie sulle festività dell'anno. Il volume, con la sua originale legatura, operata secondo la tecnica giapponese, è una rara testimonianza del sincretismo fra calendario gregoriano e festività pagane.
Impegnativa ricerca non esclusivamente accademica e scientifica. Un pregevole specchio del clima culturale che lega Torino all'Egitto e all'Oriente, tale da imporre la Città come uno dei principali e riconosciuti centri di studio di quelle civiltà. Per fare un po' di chiarezza fra molte illazioni completamente irrazionali e prive di alcun rigore filologico, Alessandro Bongianni e Riccardo Grazzi hanno scritto un libro importante che si pone come uno strumento critico e solido per conoscere un substrato di cultura e di simbolismo più antichi.
Un giallo ambientato a Torino, nella malavita degli Anni Novanta, tra clan rivali, donne gelose, poliziotti stanchi ma tenaci. Un successo di critica e di pubblico.
«Il commissario Garzullo aveva molte indagini da seguire contemporaneamente, troppe per poter fare un buon lavoro. Al termine di una lunga e come sempre affannosa giornata, mettendo ordine sulla scrivania, prese in mano la pratica relativa alla sorveglianza del clan Peluso e si ricordò della professoressa Ferrero. Strano che non si fosse ancora fatta viva, dopo il messaggio che le aveva lasciato. Andando con una pattuglia verso l'abitazione della donna in lungodora Napoli, era inquieto e si pentiva di non aver lasciato un paio di agenti a piantonare l'alloggio».
Poesie nate dagli affetti (per la madre, la fidanzata, la sposa), o da momenti di grazia (la salita in un bosco d'autunno, i bambini in gioco).
