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Apoteca: come dice la parola, sito non irrimediabilmente chiuso, "diaframma" tra interno ed esterno.





Leggere queste poesie, scrive Giuseppe Conte, è come camminare sotto una pioggia di scintille ed esserne insieme ustionati e illuminati.




Archeologia dell'assenza
Hijos, figli dei desaparecidos argentini

Catalogo della mostra "Archeologia dell'assenza", presentata in tutto il mondo da Assemblea Teatro. Fotografie (49 foto in bicromia)di Lucila Quieto , figlia di uno dei 30.000 argentini desaparecidos nel periodo della feroce dittatura militare. Presentazione di Luis Sepúlveda. Testi di Enrico Calamai, Massimo Carlotto, Diego Genoud, Luisella d’Alessandro, Gabriele Romagnoli e Renzo Sicco. Il volume vuole essere l’atto di persone che credono nel valore della memoria ma anche in quello dell’a-zione. Il ricavato della pubblicazione è stato finalizzato a sostenere (come già avvenuto con lo spettacolo di Assemblea Teatro “Più di mille giovedì”) la casa degli Hijos che è stata aperta in Calle Venezuela 821 a Buenos Aires il 23 novembre 2000 con un grande concerto-festa regalato da Manu Chao e dai suoi musicisti.

 

Testo inglese, francese, spagnolo, tedesco 





"Poetare è mettersi in cammino

e scrollare un albero di pesco

facendo sciorinare pioggia di petali

e profumo di calicanto".

Calvetti continua a entusiasmarsi per il mondo dell’infanzia e a impegnarsi per realizzare il «sogno» di liberazione dell’uomo dalla miseria, dalle malattie, dagli odi e dalle guerre.

«...Franco Calvetti è un “viandante” – nel senso più alto della letteratura ottocentesca – che va alla ricerca del verso, è un instancabile cercatore di sogni e memorie nel dedalo di una foresta ricca di presenze, passate, lontane, rivissute nell’oggi. Egli ha un taccuino fedele, dove si stampano le figure care e si fondono i pensieri più acuti. Alle sue spalle ci sono le solide letture dei poeti francesi, accanto si stagliano i paesaggi dell’infanzia e quelli, dolcemente meridionali, dei giorni che vive in compagnia di alcune fate benefiche, la melanconia, l’affetto, la riconoscenza, la musa dell’arte. Le parole si allineano, essenziali nel numero e nella sostanza, ed ecco uscire dalla pagina, di volta in volta, un essere allegro o triste, che si fa compagno di strada in un pellegrinaggio laico eppure attratto da visioni mistiche. Il mare, davanti al poeta, suggerisce immagini caravaggesche, il lettore sa che ci sono appuntamenti che non si ripeteranno più. Nelle poesie di Calvetti scorre il vento di un mondo sfumato, mobile, senza tempo, dove i vecchi scomparsi tornano a fianco di bambini non sempre protetti dal destino e dove le «figure», i «paesaggi», passano dal vero al desiderato, scomponendosi e ricomponendosi in una «zona» intrisa di dolcezze. Un motto, una voce. «Poetare è mettersi in cammino», Pinerolo, gennaio 2004. Tanto si legge nel cuore di Franco Calvetti, e nel libro delle Assonanze» (Mario Pasi, «Il Corriere della Sera»)





“Da stasera voglio convincermi che a partire da maggio i nostri uomini potranno andare alle fiere e ai mercati come una volta, senza morire per la strada. La gioventù potrà ballare all’aperto, le donne giovani resteranno incinte volentieri e noi vecchie potremo uscire sulla nostra aia senza la paura di trovarci un forestiero armato. E a maggio, le sere belle, potremo uscire fuori e per tutto divertimento guardarci e goderci l’illuminazione dei paesi”. Beppe Fenoglio, Una questione privata 





l primo marzo del 2012 ricorre il novantesimo anniversario della nascita di Beppe Fenoglio.
Il Centro Culturale di Murazzano, per ricordare lo scrittore, ha scelto di approfondire la ricerca sul tema del paesaggio attraverso una campagna fotografica, che, iniziata nel 1999-2000, si è conclusa nell’autunno del 2011.
Il progetto è articolato in quattro fasi successive.
Innanzitutto la mostra I luoghi di Beppe Fenoglio (Gruppo Fotografico del Circolo ricreativo dipendenti comunali Torino3, 2000).
Le immagini di Claudio Penna, sull’essenza del rapporto fra lo scrittore e la natura (2005).
Il  contributo di Gabriele Basilico, architetto e fotografo, sul paesaggio antropizzato delle alte e basse Langhe,  per
rilevare il divenire del paesaggio negli ultimi decenni (2009).
La quarta fase della realizzazione del progetto è caratterizzata dalle recenti fotografie di Delfina Grosso, che testimoniano un inarrestabile processo economico, sociale e culturale.

Il volume è diviso in due capitoli:
Capitolo I - Il paesaggio letterario
Capitolo II - Il paesaggio antropizzato

Nel primo capitolo sono pubblicate le immagini in bianco e nero di Mario Pugno, Beppe Padula, Nicolò Pastorello e Francesco Coppolecchia del Gruppo Fotografico del Circolo ricreativo dipendenti comunali di Torino; nel secondo capitolo sono presentate per la prima volta le fotografie a colori di Delfina Grosso.
L’accostamento non è casuale: i fotografi del Circolo ricreativo di Torino si sono ispirati, con rara sensibilità, alle opere di Fenoglio, e quindi al «paesaggio letterario»; mentre Delfina Grosso, con acute intuizioni, ha scelto di non escludere «i segni dell’uomo».
La prima fase del progetto esprime una finalità pedagogico-didattica: ricerca di «atmosfere» del passato, che nasce dal desiderio di scoprire luoghi, personaggi dei romanzi e racconti dello scrittore albese e e interpretare l’emozione dello sguardo di Fenoglio sulle Langhe.
Le fotografie di Delfina Grosso documentano, invece, l’evoluzione, anche radicale, del paesaggio negli ultimi decenni. Talvolta il mutamento è determinato dal passaggio dall’economia agricola al sorgere di piccole industrie o lavorazioni artigianali. Costituiscono, invece, una realtà diversa le trasformazioni indotte dal recupero architettonico di alcune strutture risalenti ai primi anni del secolo scorso. Un altro genere di intervento è rivolto alla valorizzazione del territorio per fini turistici.  Dall’iniziale turbamento per alcuni aspetti allarmanti della realtà langhiana a una pacata riflessione, invito a interrogarsi sul rapporto dell’uomo con l’ambiente naturale e sulla complessità di uno sviluppo di cui Fenoglio era spettatore consapevole e critico:

Hai mai visto Bormida? Ha l’acqua color del sangue raggrumato, perché porta via i rifiuti delle fabbriche di Cengio e sulle sue rive non cresce più un filo d’erba. Un’acqua più porca e avvelenata, che ti mette freddo nel midollo, specie a vederla di notte sotto la luna. E poi c’è il castello, sempre nella parte bassa, che una volta doveva essere anche più bello di quello di Monesiglio, ma adesso se ne va in briciole e il comune ce lo lascia andare.

La consapevolezza del divenire non è in contrasto con la salvaguardia della memoria storica: l’attenzione dell’uomo deve essere rivolta al rispetto di quelle regole morali e civili che non consentono interventi distruttivi, abusivismi o il sovrapporsi di interessi personali al bene comune.
Alcune fotografie della ricerca suscitano inquietanti interrogativi sul futuro delle Langhe.







Bigliadivetro – Canicadecristal - - - - - in EasyReading - - - - -

Ti racconto una storia, bambina mia  - Te cuento una historia, mi niña


Testo italiano e spagnolo a fronte 

 

Illustrazioni  Ana Burgos Baena

 

Allegato CDMP3 - Voci narranti: Franco Collimato (italiano), Sonia Llombart Jorba (spagnolo)

Una madre racconta alla figlia... Non una storia qualunque, ma la sua infanzia, vissuta in un Istituto, nell’attesa che qualcuno l’adotti. La grande amicizia, con un bambino sordomuto. L’allegria scoppiettante e inaspettata, dietro lo sguardo indifeso e il desiderio d’amore, di Bigliadivetro, Pinzetta e Nastroadesivo. E in fine, il dono magico che fa della storia una fiaba.


… vidi che il disegno s’era trasformato, fui sicura di questo perché tanti particolari la sera prima non li avevo neanche pensati. Per esempio c’era la neve che scendeva dietro la finestra, mentre una luce pallida illuminava i rami degli alberi. E anche i miei lineamenti e quelli della mamma s’erano un po’ trasformati, fino al punto che la bambina mi somigliava appena.

 - Il mistero s’infittisce, - dissi a Bigliadivetro, ma lui era preso dai suoi pensieri e non mi diede ascolto. Poi mi spiegò cosa avrei dovuto disegnare per avere la prova definitiva che i miei dipinti fossero miracolosi...




Borbina e il cane piumato - - - - - - - - in EasyReading - - -
Leggi 10 pagine SOLO TESTO su
http://www.10righedailibri.it/prime-pagine/borbina-e-cane-piumato

C'era una volta... un mondo felice e fatato in cui una vecchina con la sua saggezza può risolvere per sempre il problema della guerra. È sufficiente scrivere ordini perfetti e leggi giuste, con una penna fatta da una piuma di cane. Così, insieme al re Breccino, al bel cavaliere, a Lumina e alle sue gazze, Borbina parte in cerca dell’unico “cane piumato” esistente e incontra sulla sua strada gnomi esploratori, un vecchio drago sdentato, rane e altri animali parlanti...
Con il colorato linguaggio delle fiabe, Giannoni scrive una storia originale e divertentissima, piena di ironia e non priva di verità.  





In un universo a dimensione di una stanza con vista sulla luna, una Bambina si confronta con la vita: i medici, il padre, un burattinaio, due innamorati rivali, la bellissima infermiera Sasha e la Gatta Anemica… Nel cielo di Scalia, la Stella Polare non è mai la certezza, ma sempre la Speranza.

«La mia gatta anemica si è sollevata e si è stiracchiata allungando le zampe sulla coperta e inarcando il corpo. Si è raddrizzata ed è venuta verso me. Si è sfregata contro la mia mano, facendo una specie di saltello tutte le volte che la mia mano le sfiorava il corpo. Poi con un balzo è scesa giù dal letto ed è andata verso la finestra che dava sulla veranda. Si è messa a guardare fuori, come se stesse fissando un punto preciso nel cielo. In quel momento ho avuto la netta sensazione che volesse dirmi qualcosa, così mi sono fatta forza e sollevandomi sui gomiti ho cominciato anch’io a guardare fuori, e attraverso le tende leggere ho visto la luna che sbucava da oltre i tetti delle case…»




Brevissima storia di una bambina e di una gatta che volevano vivere aggrappate alla luna - - - In EasyReading - - -
Leggi il primo capitolo SOLO TESTO su http://www.10righedailibri.it/prime-pagine/brevissima-storia-una-bambina-e-una-gatta-che-volevano-vivere-aggrappate-alla-luna

In un universo a dimensione di una stanza con vista sulla luna, una Bambina si confronta con la vita: i medici, il padre, due innamorati rivali, il burattinaio Erik, la bellissima infermiera Sasha, la Gatta Anemica come compagna di avventura…  
Il romanzo affronta la malattia di una bambina di otto anni con toni tenui, incruenti, che ne fanno una favola moderna, un libro che si può leggere con i figli per affrontare argomenti immensi. Nel cielo di Scalia, la Stella Polare non è mai la certezza, ma sempre la Speranza.



«Alla fine della storia Erik si è rimesso in piedi e si è esibito in un profondo inchino. Io gli ho fatto un lungo applauso e gli ho detto che anche se la sua storia m’aveva fatto ridere tantissimo, mi era sembrata ugualmente una storia triste.
- Tutte le storie sono tristi. Anche quando fanno ridere,  - mi ha risposto Erik mentre mi veniva vicino. Si è sfilato la marionetta del gatto dalla mano e l’ha adagiata sul mio cuscino.
- Te la regalo! - mi ha detto. - Così ti farà compagnia.
- Grazie! - gli ho risposto. - È proprio un bel gatto!
- È una gatta! - ha affermato Erik».





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