Il flauto d’acqua dolce
di Piero
Burzio
State per leggere un poema epico… State per leggere un romanzo d’avventura… State per leggere lo spartito di un concerto in versi, di una poesia musicale…(Vincenzo Jacomuzzi)
Brasile. 1937. Lungo un tratto sconosciuto del Rio São Francisco. Un barcone e uno strano personaggio che lo guida. Di giorno. Ma di notte… In un avvicendarsi di personaggi che salgono sul «velho» per non scendervi più, si disegna la trama visibile di storie che si incrociano e si raccontano… al suono della musica notturna. È sinfonia, partitura senza maestro, esecuzione musicale improvvisata, parola che si fa suono, storia di un dolore che redime. Che ci fanno queste anime trasportate sul fiume da un barcone notturno, senza guida e timone? A chi o a che cosa dànno voce i loro strumenti musicali? Che legame tiene insieme il loro andare, la musica, i luoghi, il popolo del margine e la leggenda di Ruth? Non esiste il luogo, il porto, l’attracco; c’è solo il viaggio. E la notte. Culla, talamo, tomba, il letto del São Francisco raccoglie storie antiche e le ricapitola nel suono di un flauto, finché altre esistenze provenienti da un non-si-sa-dove diventino capaci di leggerle e di riproporle per altri viaggi.
Guardai anch’io Bernardino e quegli attimi scavarono il solco del mio futuro. – Non hai paura? – mi chiese. – No.
– Perché questo? – aggiunsi. Bernardino non fu uomo di risposta. Forse aveva indovinato che io non stavo realmente chiedendo, che quella domanda non apparteneva alla notte e che di notte non si domanda. E non si risponde. Imparai. Che di notte c’è solo la musica della notte. E per me che navigavo di notte sul Rio per la prima volta fu come immergermi, fare il salto. Dentro un altro universo, con un’altra anima.
Brasile. 1937. Lungo un tratto sconosciuto del Rio São Francisco. Un barcone e uno strano personaggio che lo guida. Di giorno. Ma di notte… In un avvicendarsi di personaggi che salgono sul «velho» per non scendervi più, si disegna la trama visibile di storie che si incrociano e si raccontano… al suono della musica notturna. È sinfonia, partitura senza maestro, esecuzione musicale improvvisata, parola che si fa suono, storia di un dolore che redime. Che ci fanno queste anime trasportate sul fiume da un barcone notturno, senza guida e timone? A chi o a che cosa dànno voce i loro strumenti musicali? Che legame tiene insieme il loro andare, la musica, i luoghi, il popolo del margine e la leggenda di Ruth? Non esiste il luogo, il porto, l’attracco; c’è solo il viaggio. E la notte. Culla, talamo, tomba, il letto del São Francisco raccoglie storie antiche e le ricapitola nel suono di un flauto, finché altre esistenze provenienti da un non-si-sa-dove diventino capaci di leggerle e di riproporle per altri viaggi.
Guardai anch’io Bernardino e quegli attimi scavarono il solco del mio futuro. – Non hai paura? – mi chiese. – No.
– Perché questo? – aggiunsi. Bernardino non fu uomo di risposta. Forse aveva indovinato che io non stavo realmente chiedendo, che quella domanda non apparteneva alla notte e che di notte non si domanda. E non si risponde. Imparai. Che di notte c’è solo la musica della notte. E per me che navigavo di notte sul Rio per la prima volta fu come immergermi, fare il salto. Dentro un altro universo, con un’altra anima.
28-02-2007 -
pp. 176 -
cm. 14 x 22 -
ISBN 978-88-88838-86-1
Articoli Correlati:

