Gli occhiali di Franz
Questo libro nasce più di quarant’anni fa, nasce nelle sere di pioggia, nei pomeriggi estivi quando bambino ascoltavo dal nonno la storia della sua vita. La Grande guerra è quasi una scusa, uno scenario su cui si ripresentano, sotto forma di riflessi, di barbagli, le emozioni ed i ricordi d’infanzia di un contadino nato nei pressi di Torino sul finire dell’Ottocento. Il senso del libro non è quello di ripercorrere le imprese dell’11° Fanteria o della Brigata Sassari: non esiste “tensione storica”, bensì l’intenzione di far rivivere emozioni, difficoltà, ansie, paure e speranze di un uomo in situazioni estreme come la vita in trincea. Sapori, cigolii, cadenze di vita, odori: ho giocato a farli sprigionare dalla penna saccheggiando le movenze nevrotiche del bozzettista o la manualità ruvida dell’intagliatore.
«Le storie di vita vissuta sono esperienze che restituiscono il passato con l’immediatezza e la vivacità di punti di osservazione particolari… Così è per questo racconto, una storia di vita nei torbidi della prima guerra mondiale, raccontata con le parole di un contadino piemontese rielaborate dall’affetto di un nipote…» (Gianni Oliva)
«Anche la speranza può essere appesa ad un filo. Quando però le cose non vanno bene il filo si fa spinato. Tanto dovemmo raccoglierne per bonificare il territorio dell’Altipiano della Bainsizza e mentre arrotolavamo con fatica matasse e bobine arrugginite, ancora intrise di sangue e di brandelli umani, i pensieri si arrotolavano con esse. Tristi e spinosi, capaci di aprire lacerazioni profonde nella mente. La guerra è un filo, spinato di violenza, di pericoli, irto di follia e di morte».
«Le storie di vita vissuta sono esperienze che restituiscono il passato con l’immediatezza e la vivacità di punti di osservazione particolari… Così è per questo racconto, una storia di vita nei torbidi della prima guerra mondiale, raccontata con le parole di un contadino piemontese rielaborate dall’affetto di un nipote…» (Gianni Oliva)
«Anche la speranza può essere appesa ad un filo. Quando però le cose non vanno bene il filo si fa spinato. Tanto dovemmo raccoglierne per bonificare il territorio dell’Altipiano della Bainsizza e mentre arrotolavamo con fatica matasse e bobine arrugginite, ancora intrise di sangue e di brandelli umani, i pensieri si arrotolavano con esse. Tristi e spinosi, capaci di aprire lacerazioni profonde nella mente. La guerra è un filo, spinato di violenza, di pericoli, irto di follia e di morte».
06-08-2007 -
pp. 128 -
cm14 x 22 -
ISBN 978-88-6204-006-8
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