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Una stagione in Argentina
Una stagione in Argentina
Luglio 1960 - marzo 1962
Negli anni tra la fine dei Cinquanta e l’inizio dei Sessanta, c’era in Italia una grande mobilità. Erano gli anni chiamati del miracolo economico, del boom industriale del nostro paese. Non era una favola. Si respirava realmente un’aria di innovazione: tutti si inventavano qualcosa, ogni giorno nascevano nuove possibilità di “fare qualcosa di diverso”, di rischiare su un progetto di lavoro, su un’idea, su una creazione. Bastava guardarsi intorno. Se non realizzavi subito una tua idea (e se l’avevi pensata, voleva dire che era nell’aria) correvi il rischio che qualcun altro la realizzasse al posto tuo. Da questa frenesia del fare, del tentare vie diverse, del voler cambiare vita, eravamo travolti anche noi. Avevamo immaginato varie soluzioni alternative all’impiego telefonico di Gino. Una volta pensavamo di dedicarci all’allevamento di animali da pelliccia, un’altra di avviare un laboratorio d’artigianato. Per quest’ultimo caso avremmo approfittato dello spazio offerto dal seminterrato della casa di Stresa, con una scelta di prodotti: dalla rilegatura e restauro dei libri, ai lavori in ferro battuto dei quali io avrei disegnato le forme (avevo già realizzato alcuni oggetti, come lampadari e la testiera del letto), con l’aiuto di un vecchi fabbro. Quanto all’allevamento di visoni o bestie simili, la faccenda era più complicata. Occorreva possedere un terreno, delle attrezzature, una casa, investire dei capitali che non avevamo. E, nonostante fossimo a conoscenza che i terreni costavano pochissimo sul lago d’Oria, trovavamo quelle località troppo fuorimano (!). Inoltre ci spaventava il problema dell’uccisione degli animali, dell’essiccazione e trattamento delle pelli e dell’eliminazione delle carcasse. Naturalmente, dopo un iniziale successo nella produzione degli animali da pelliccia, poco dopo ci fu il crollo dei prezzi e la rovina di molte piccole industrie. Le idee non ci mancavano e prima o poi qualcosa avremmo sicuramente realizzato se un giorno, uscendo dall’ufficio Gino non avesse incontrato… Era un dipendente della Stipel, in piena crisi matrimoniale e per questo non gli era parso vero di sfogarsi con un suo superiore, invitandolo a bere un aperitivo. Raccontò che un amico gli aveva offerto di lavorare in una sua fabbrica all’estero, che le condizioni erano buone e che lui, stufo di fare il tecnico telefonico, avrebbe accettato volentieri, se non avesse avuto l’opposizione radicale della moglie. La moglie non ne voleva sapere di andarsene da Milano, di lasciare la vecchia madre. E poiché non c’era stato verso di farle cambiare idea, aveva dovuto rinunciare a quell’opportunità. Fu così che mio marito gli chiese se non aveva nulla in contrario che si sostituisse a lui e, ottenuta una risposta affermativa, si mise in contatto con il Danilo Fossati di Agrate. Sicché, poco più di un mese dopo ci trovammo sul Dc 9, diretti a Buenos Aires...
08-01-2008 - ISBN NO ISBN