Prefazione di Domenico Quirico
Eritrea, 1935. Mentre crescono le tensioni internazionali e l’Italia mussoliniana si prepara alla guerra con l’Abissinia, nella città di Massaua vengono commessi due omicidi. Un noto imprenditore cittadino e un impiegato di banca vengono trovati decapitati. I sospetti si concentrano su agenti del Negus Hailé Selassié, coinvolti nelle settimane precedenti in sanguinosi scontri di frontiera con le truppe italiane. Ma il maggiore Aldo Morosini, dell’Arma dei Carabinieri, non è per nulla convinto di questa versione. Malgrado la ricomparsa di un vecchio amore, che ridesta in lui una fiamma mai sopita, cerca con testardaggine altre piste investigative. E, con l’aiuto del fedele sottufficiale Barbagallo e dello scium-basci Tesfaghì, segue le tracce di una vecchia scimitarra e di una foto ingiallita dal tempo. Indizi che faranno riemergere dal passato una torbida vicenda di interessi e tradimenti. E costringeranno Morosini a inseguire l’assassino nell’infernale deserto della Dancalia e sui rigogliosi altopiani di Cheren e Asmara.
"Nessuno scrittore italiano, al contrario di quanto è avvenuto in Francia o in Inghilterra, ha mai trovato che l’Africa "italiana" fosse sfondo o soggetto efficace e profondo, che si potesse leggere in un controluce così estremo e così forte il mutare del nostro Paese. Per questo è significativo che ora Giorgio Ballario, come ha fatto in questo sodo, incalzante noir eritreo, scopra che lì c’erano uomini, vicende, atmosfere, storie. E abbia scelto per ambientarle, con acuta percezione storica, il momento in cui il ronfante colonialismo crispino e savoiardo sta per lasciar il posto all’epopea di faccetta nera, ricomposizione tardiva e consensuale della "vergogna" di Abba Garima". Domenico Quirico
"Si mise a ridere: "Lo sai che hai ragione, maggiore? Morire è un attimo, una piccola pressione sul grilletto e non ci pensi più. Risolti tutti i problemi, per sempre…
Allontanò la rivoltella e si accese una sigaretta. Poi ne prese un’altra, l’accostò per qualche istante alla punta della sua e me la passò. Un gesto che aveva qualcosa di antico e cameratesco, mi ricordò i giorni in trincea ai tempi della guerra sul fronte veneto. All’epoca ero io il più giovane e mi toccava accendere per ultimo. Soffiando sul fiammifero del commilitone più anziano, per evitare che il cecchino nemico individuasse al buio la nostra posizione.
"Non vuoi conoscere il motivo per cui li ho uccisi?" "
Articoli Correlati:
- LIBRI: TRASTEVERE NOIR
- FESTIVAL: TORNA A ROMA TRASTEVERE NOIR
-
DAL 24 AL 27 GIUGNO A ROMA IL TRASTEVERE NOIR FESTIVAL
DAL 24 AL 27 GIUGNO A ROMA IL TRASTEVERE NOIR FESTIVAL: Incontri con autori noir e proiezioni film su fatti cronaca
Incontri con autori noir e proiezioni film s
- Da giovedì la rassegna: Ospiti Lucarelli, De Cataldo, Oggero e Carlotto, ma anche Ballario, Langè e Gallico
- Se il personaggio di un noir si fa vivo, come reagisce l’autore?
- NOVITÀ LETTERARIE ARCILETTORE: Morire è un attimo, Giorgio Ballario
-
Quando il noir è nero…
- Il giallo macabro nell’Africa Orientale "Italiana"...
- Due omicidi a Massaua: i sospetti cadono sul Negus
- IL LIBRO DEL MESE: Morire è un attimo
- Morire è un attimo...
- ...diventa glamour l’Africa italiana
- Un noir che riscopre un mondo cancellato
- MORIRE È UN ATTIMO, UN POLIZIESCO NELL'ERITREA ITALIANA
- LIBRI: CON LE INDAGINI DEL MAGGIORE MOROSINI L’ERITREA SI TINGE DI GIALLO
- Storie dell’Eritrea italiana come nessuno le ha mai raccontate
-
Morire in “Affrica” è un attimo

