
Il viaggio-odissea di chi, in questo stivale, periodicamente torna al paese. Viaggio-calvario, metafora di ricerca delle proprie origini. Viaggio-percorso mentale di confronto con altri mondi. Viaggio-circolo vizioso, che inizia dove finisce. Stato ostile, che fa di tutto per cancellare le tue origini, treno ostile, che invece di riportarti a casa ti rammenta che la tua casa è ormai il mondo, con le sue bellezze e le sue brutture. Viaggio con il proprio privato, l’iniziazione con una ragazza anche lei immigrata, viaggio pubblico, con le rivolte dei viaggiatori e il rifiuto del masochismo meridionale.
Viaggio-ritorno senza ritorno, perché nessun legame ti lega più alla terra e l’unico richiamo della tua provenienza culturale e sociale è ormai solo nella tua testa.
Questo romanzo di vita vissuta, amaro, grottesco, visionario e drammatico insieme, non è un’icona dell’emigrazione interna che per decenni ha portato i giovani dal sud al nord. È il ritorno alla ricerca di una origine perduta nel momento in cui si è partiti. Anzi di un non ritorno. L’autore, con spietato cinismo, ci dà l’immagine di quello che un italiano non avrebbe mai dovuto e voluto essere: straniero nella sua terra.
...Sfreccia la Calabria dalla speculazione edilizia, dei pionieri costruttori napoletani romani e nordici. Villaggi labirinti a poche decine di metri dal mare. Cantieri di lavoro a Praja a Scalea a Diamante a Cirella strutture stonacate scheletri di sabbia rosi dal vento.
Un giorno Nettuno si vendicherà, quanto è vero dio, e sarà benedetto ma voi imperterriti chiederete lo stato di calamità naturale e fotterete ancora soldi pubblici. Se non altro, vi mangerà la memoria...
LA PRESENTE OPERA È STATA REALIZZATA ANCHE MEDIANTE IL CONTRIBUTO FINANZIARIO DEL MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI
Articoli Correlati:

