In collaborazione con il Centro Culturale “Beppe Fenoglio”, Murazzano
(a cura di) Paola Gramaglia e Lanfranco Ugona
Illustrato
Il primo marzo del 2012 ricorre il novantesimo anniversario della nascita di Beppe Fenoglio.
Il Centro Culturale di Murazzano, per ricordare lo scrittore, ha scelto di approfondire la ricerca sul tema del paesaggio attraverso una campagna fotografica, che, iniziata nel 1999-2000, si è conclusa nell’autunno del 2011.
Il progetto è articolato in quattro fasi successive.
Innanzitutto la mostra I luoghi di Beppe Fenoglio (Gruppo Fotografico del Circolo ricreativo dipendenti comunali Torino3, 2000).
Le immagini di Claudio Penna, sull’essenza del rapporto fra lo scrittore e la natura (2005).
Il contributo di Gabriele Basilico, architetto e fotografo, sul paesaggio antropizzato delle alte e basse Langhe, per rilevare il divenire del paesaggio negli ultimi decenni (2009).
La quarta fase della realizzazione del progetto è caratterizzata dalle recenti fotografie di Delfina Grosso, che testimoniano un inarrestabile processo economico, sociale e culturale.
Il volume è diviso in due capitoli:
Capitolo I - Il paesaggio letterario
Capitolo II - Il paesaggio antropizzato
Nel primo capitolo sono pubblicate le immagini in bianco e nero di Mario Pugno, Beppe Padula, Nicolò Pastorello e Francesco Coppolecchia del Gruppo Fotografico del Circolo ricreativo dipendenti comunali di Torino; nel secondo capitolo sono presentate per la prima volta le fotografie a colori di Delfina Grosso.
L’accostamento non è casuale: i fotografi del Circolo ricreativo di Torino si sono ispirati, con rara sensibilità, alle opere di Fenoglio, e quindi al «paesaggio letterario»; mentre Delfina Grosso, con acute intuizioni, ha scelto di non escludere «i segni dell’uomo».
La prima fase del progetto esprime una finalità pedagogico-didattica: ricerca di «atmosfere» del passato, che nasce dal desiderio di scoprire luoghi, personaggi dei romanzi e racconti dello scrittore albese e e interpretare l’emozione dello sguardo di Fenoglio sulle Langhe.
Le fotografie di Delfina Grosso documentano, invece, l’evoluzione, anche radicale, del paesaggio negli ultimi decenni. Talvolta il mutamento è determinato dal passaggio dall’economia agricola al sorgere di piccole industrie o lavorazioni artigianali. Costituiscono, invece, una realtà diversa le trasformazioni indotte dal recupero architettonico di alcune strutture risalenti ai primi anni del secolo scorso. Un altro genere di intervento è rivolto alla valorizzazione del territorio per fini turistici. Dall’iniziale turbamento per alcuni aspetti allarmanti della realtà langhiana a una pacata riflessione, invito a interrogarsi sul rapporto dell’uomo con l’ambiente naturale e sulla complessità di uno sviluppo di cui Fenoglio era spettatore consapevole e critico:
Hai mai visto Bormida? Ha l’acqua color del sangue raggrumato, perché porta via i rifiuti delle fabbriche di Cengio e sulle sue rive non cresce più un filo d’erba. Un’acqua più porca e avvelenata, che ti mette freddo nel midollo, specie a vederla di notte sotto la luna. E poi c’è il castello, sempre nella parte bassa, che una volta doveva essere anche più bello di quello di Monesiglio, ma adesso se ne va in briciole e il comune ce lo lascia andare.
La consapevolezza del divenire non è in contrasto con la salvaguardia della memoria storica: l’attenzione dell’uomo deve essere rivolta al rispetto di quelle regole morali e civili che non consentono interventi distruttivi, abusivismi o il sovrapporsi di interessi personali al bene comune.
Alcune fotografie della ricerca suscitano inquietanti interrogativi sul futuro delle Langhe.
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