CERCA

Pablo Balbontín Arenas

I CUSTODI DELLA BIODIVERSITÀ

L'importanza vitale della diversità biologica


Descrizione:

The book The Custodians of Biodiversity and the relative exhibit Edizioni Angolo Manzoni, in collaboration with the Food and Agriculture Organization of the United Nations Photographs by Pablo Balbontín Arenas Texts by: José Esquinas Alcázar (Secretary of the FAO Commission on Geneic Resources for Food and Agriculture and Chairman of the FAO sub-Committee on Ethics in Food and Agriculture), Riccardo Bocci (Istituto Agronomico per l'Oltremare), Silvia Ribeiro (Grupo de Acción sobre Erosión,Tecnología y Concentración), Christine Graves (International Potato Center), Emmanuel Jap e Sarah Wright (MASIPAG – Farmer-Scientist Partnership for Development) pp. 128 - cm. 30,5 x 24 - Hard-covered, bound edition with slip cover - Euro 35,00 – ISBN 88-88838-04-X --- «Le bellissime foto di Pablo Balbontín illustrano meglio di un’enciclopedia la diversità genetica e la vita e i costumi degli agricoltori che la sviluppano, la custodiscono e la usano in sistemi agricoli tradizionali, attraverso tecniche locali e conoscenze secolari» (José Esquina-Alcázar, segretario della Commissione sulle Risorse Genetiche per l’Alimentazione e l’Agricoltura della FAO).

Una bella sfida quella del fotoreporter Balbontín: catapultare sul casalingo dibattito intorno agli Ogm un bottino di riprese in bianco e nero del biodiverso trafugate tra le campagne più povere del mondo. Tra scienza e cultura, tra arte fotografica e reportage giornalistico, "I custodi della biodiversità" si insinua nella griglia consolidata di quel dibattito sconvolgendone gli schemi con perplessità sommerse: tutto in un viaggio attraverso i più grandi polmoni di biodiversità agricola del pianeta… Già, perché dietro alle immagini c’è un messaggio bioetica sotteso, tutto giocato sul cortocircuito immaginifico fra il tema “naturalistico” della biodiversità nel mondo e l’ancoraggio costante di questo alla diversità umana… Perché tanto scalpore contro la modificazione genetica in agricoltura, che poi alla lunga non è altro che una forma degli interventi umani tesi al miglioramento delle caratteristiche dei coltivati? Pensavamo che il problema etico avesse fuoco nella capacità tecnologica di autocontrollo… E invece no… è bastato che un drammaturgo del bianco e nero filtrasse assieme scienza, geografia e cultura, perché la tensione attorno alla biodiversità si colorasse di altre tinte: timore… di spossessamento della terra, di abbandono della vita agreste, di perdita di identità.Come non accorgersi della debolezza antropologica dei nostri schemi? Anche questa è tutela della biodiversità… ma di una biodiversità che sembra ancora doversi apprendere “cultura” (Alberto Asero, Europa, 16/10/03).

Attualità dell’argomento:

2 marzo 2010:  dalla Commissione UE via libera definitivo alla coltivazione della patata transgenica “Amflora”...
 
Prima del 1998, in Europa era stata autorizzata la sola coltivazione del mais “Mon819” della Monsanto. Nei successivi  12 anni la UE aveva fermato le autorizzazioni a coltivazione in pieno campo di piante OGM non a scopo sperimentale. Ma ora la Commissione UE ha dato il via libera definitivo alla coltivazione della patata transgenica “Amflora” prodotta dalla multinazionale chimica tedesca BASF, geneticamente modificata per produrre più amido per la produzione della carta e resistente ad alcuni antibiotici umani.
La patata GM dovrà servire per la produzione di fecola per l’industria cartaria ed i residui potranno essere reimpiegati nella preparazione di mangimi per animali.
Se non ci saranno intoppi, la produzione di “Amflora” dovrebbe cominciare già nel 2010 in Germania e nella Repubblica Ceca e dal 2011 anche in Olanda e Svezia. Entro l’estate del 2010,  i 27 stati dell’Unione Europea saranno chiamati ad esprimersi sulla scelta di autorizzare o meno sul proprio territorio la coltivazione di organismi geneticamente modificati  (dagli stessi sondaggi istituzionali, 7 europei su 10 sono contrari agli OGM).

Eppure, entro breve termine l'umanità dovrà affrontare la sua sfida più grande per vincere la fame: sarà imprescindibile sviluppare sistemi agricoli produttivi, che garantiscano e soddisfino le necessità fondamentali umane e utilizzino le risorse naturali in forma sostenibile. L'argomento viene trattato sulla scena mondiale, ma anche a livello di realtà locali, come è avvenuto nel convegno del 3 ottobre 2003 al Centro Congressi del Lingotto, "Influenza degli Ogm nell'economia del terzo millennio".

Qual è dunque il problema? The Independent On Sunday” del 22 maggio 2005 ha reso noto uno studio finora segreto della multinazionale Monsanto: un gruppo di topi nutriti con mais geneticamente modificato ha sviluppato anomalie nei reni e nel sangue, rispetto a un gruppo nutrito con mais tradizionale. Facciamo un passo indietro per chiarire il problema... La diversità biologica agricola ha un'importanza vitale ed è invece a rischio, a causa della contaminazione con gli OGM. Gli OGM sono gli Organismi Geneticamente Modificati, brevettati (e il costo del brevetto si aggiunge al costo del prodotto, «No ai brevetti nei paesi poveri», afferma l’economista Renato Brunetta su LA STAMPA del 13/8/03) dopo essere stati creati attraverso la manipolazione genetica allo scopo dichiarato di resistere ai parassiti, di ridurre l'uso di diserbanti e pesticidi e di assicurare raccolti più abbondanti. Perciò le colture geneticamente modificate potrebbero, secondo alcuni, aiutare l'agricoltura dei paesi in via di sviluppo (anche se proprio in questi paesi è principalmente localizzata la diversità biologica, con tutta la sua potenziale ricchezza). Si tratta di un grande equivoco: il Wwf (LA STAMPA 5/8/03) sostiene che la vera causa della fame del mondo non è la mancanza di cibo, ma la povertà. Spieghiamo con le parole dell’economista Jeremy Rifkin, presidente della Foundation on Economic Trends: «Se volessimo affrontare seriamente il problema della fame dovremmo cominciare con una riforma agraria… il 78% delle persone malnutrite vive in paesi dove esiste il cibo necessario a sfamarle: il vero problema è che non hanno accesso alla terra da coltivare… Il vero rimedio per la fame e la povertà è un’agricoltura organica rispettosa della natura, e riforme dell’accesso alla terra, della catena alimentare e delle barriere doganali» (LA STAMPA 6/8/03).

Ancora Rifkin, intervistato a Torino, nell'ambito del convegno del 3/10/2003: al di là di ogni considerazione gli Ogm non funzionano, nel Terzo Mondo perché alzano i prezzi dei prodotti, nell'Occidente perché, ben che vada non servono a niente... «Il problema non è la quantità di cibo a disposizione dell'umanità, ma il modo in cui lo si distribuisce». Alla domanda: «Professor Rifkin, lei ce l'ha con la biogenetica?», risponde: «Al contrario la mappa del genoma ci permette di creare agricolture sostenibili, senza "infilare" geni qua e là, ma imparando come far interagire le colture...un Rinascimento basato sulla conoscenza. E i Paesi Poveri devono avere cibi di terza generazione, dopo quelli chimici e quelli geneticamente modificati... proprio la biogenetica ci indica questa strada».

Pensiamo al grano, la cui varietà etiope ha salvato il grano degli Stati Uniti, facendo anche risparmiare 160 milioni di dollari in fitofarmaci. Pensiamo ai due milioni di morti in Irlanda tra il 1840 e il 1850, conseguenza di una malattia della patata, o al mais americano, quasi distrutto da un altro parassita nel Ventesimo secolo: entrambi i casi sono stati risolti differenziando la varietà genetica delle piante prodotte. E le varietà genetiche introdotte erano frutto del lavoro di agricoltori tradizionali, veri guardiani della biodiversità.

Per salvare l’agricoltura, anche dall’impazzimento del clima, dicono gli studiosi (LA STAMPA 28/7/03) che l’aiuto più determinante non viene dalle biotecnologie, ma dall’informatica: «il video del computer può trasformarsi nella classica sfera di cristallo…in cui trovare le soluzioni più idonee alle varie situazioni». E un altro aiuto può venire proprio dalla colture tradizionali: ad esempio, «le antiche varietà frutticole potrebbero salvare il settore agricolo dalla siccità. Esistono delle specie di frutti che ben tollerano la mancanza d’acqua, in quanto non ne hanno bisogno in grande quantità. Per lo più si tratta di tipologie poco conosciute e la cui coltivazione si è persa negli anni» (Nadia Muratore, IL GIORNALE DEL PIEMONTE 17/8/03).

Carlo Petrini su SPECCHIO (estate 2006) parla di Bluff Transgenico: “Dopo 7 anni il cotone Ogm cinese è al punto di partenza. Costa molto di più, ed è comunque attaccato dai parassiti”. Mentre, contro le monoculture OGM, "la regolare rotazione delle varietà coltivate consente anche di spezzare la riproduzione delle erbe infestanti e dei parassiti. Senza pesticidi". Ma "il caso OGM" esiste anche nei paesi altamente industrializzati, in cui il problema dovrebbe essere risolto in altri modi: attraverso le cosiddette coltivazioni biologiche, ad esempio, che rispettano i cicli delle colture e della rotazione naturale, senza far uso di antiparassitari di sintesi e di concimi chimici. Nel settembre 2006 (LA STAMPA 24/09/06) si chiedono rafforzamenti alle frontiere UE, dopo la scoperta della presenza di riso Ogm americano.: l’elemento grave è che si tratta d’un prodotto non autorizzato. Nel luglio 2003 sono stati scoperti in Piemonte 381 ettari di campi coltivati a mais geneticamente modificato, fuorilegge in Europa.

Francesco Sala, uno dei maggiori esperti europei di biotecnologie applicate all’agricoltura, risponde alla domanda di Piero Bianucci (LA STAMPA, 13/07/2003): «Si dice che piante modificate geneticamente distruggono la biodiversità…»

«Prendiamo il caso del mais. Un mais transgenico potrebbe impollinare un mais selvatico, che invece vorremmo salvaguardare come riserva di biodiversità… questa riserva si trova in Messico…»

«Oggi ci dicono che le sementi transgeniche non provocano danni. Che prove si hanno a tale proposito? Cinque o sei anni di pratica della semina di mais transgenico nel mondo non dimostrano che esso non provocherà danni. Noi sì che abbiamo le prove: 10.000 anni di pratica lo dimostrano» Aldo Gonzales, zapoteco, de la Unión de Organizaciones de la Sierra Juárez di Oaxaca, Messico.

«…una cosa è certa: le piante geneticamente modificate contaminano le altre. E questo è un pericolo immenso per la nostra agricoltura di qualità, le nostre varietà vegetali, i nostri prodotti tradizionali. In questo modo perdiamo ogni possibilità di scelta» (Carlo Petrini, Slowfood, su LA STAMPA , 4/07/2003).

Se non c'è prova certa della pericolosità degli Ogm per la salute umana, è altrettanto vero che a tutt'oggi è impossibile dimostrarne l'innocuità (questa la conclusione del "botta e risposta" del virologo Gian Paolo Accotto e del genetista Lorenzo Silengo con l'agroecologo Giuseppe Altieri su LA STAMPA, 11/07/2003).

Argomento:

Si stima che in 10.000 anni di agricoltura siano state utilizzate sette o ottomila specie diverse, mentre oggigiorno se ne coltivano appena centocinquanta e solo quattro – frumento, mais, riso, patata – rappresentano più del 50%. La diversità biologica agricola e le sue risorse genetiche offrono la materia prima di cui sia le comunità rurali sia quelle scientifiche si servono per migliorare la produttività e la qualità dei prodotti agricoli. La selezione realizzata da migliaia di generazioni di semplici contadini mette a disposizione della moderna biotecnologia gli strumenti per far fronte a condizioni ambientali mutanti e a necessità umane imprevedibili. Sono questi contadini che continuano a tenere le chiavi del futuro alimentare dell’umanità. E la diversità genetica non è distribuita a caso nel mondo, ma è localizzata principalmente in zone subtropicali e tropicali che coincidono in molti casi con paesi in via di sviluppo: America Centrale e Meridionale, Vicino Oriente e Asia Centrale, Etiopia e India ... Spiega José Esquina-Alcázar, segretario della Commissione sulle Risorse Genetiche per l’Alimentazione e l’Agricoltura della FAO: «Nel 1983, mentre stavamo raccogliendo “quinua” (una delle coltivazioni più importante dell’agricoltura tradizionale andina) in Bolivia, abbiamo trovato nella fattoria di un agricoltore, in una zona dove predomina la “quinua” gialla, un tipo di “quinua” nera, le cui piante avevano un aspetto malaticcio e la cui produttività sembrava molto bassa. Segnalammo all’agricoltore che quelle piante erano malate e forse per questo producevano poche spighe e nere. Lui ci rispose di no, che “questa varietà era così”. Sebbene non fossimo molto convinti, la stessa scena si ripeté nei campi di altri agricoltori vicini, L’ultimo ci confermò che quella varietà rendeva molto poco. E quando gli domandammo perché la coltivava, rispose che era molto buona per curare la tubercolosi. Non demmo molto credito a questa spiegazione, ma comunque raccogliemmo alcuni campioni che furono mandati con altri a dei laboratori per venire analizzati. Quando qualche mese dopo ottenemmo i risultati delle analisi, venimmo a sapere che quella “quinua” nera, che sospettavamo malata, aveva un contenuto in proteine e soprattutto in aminoacidi essenziali molto superiore alle altre “quinua” coltivate nella zona. In un'altra occasione, un giorno del 1970, nella Spagna rurale, un vecchio agricoltore che camminava accanto al suo asino si imbatté in un giovane studente che raccoglieva semi di melone. Il vecchio chiese al giovane studente cosa stesse facendo, e il ragazzo gli spiegò che voleva catalogare i meloni autoctoni della Spagna prima che sparissero. “Vieni a vedere i miei meloni, - disse l’agricoltore. - Non si ammalano mai”. Lo studente accompagnò il vecchio alla sua fattoria. L’agricoltore gli diede alcuni semi, che il giovane analizzò in laboratorio. Le sementi contenevano un gene resistente a un fungo del melone, che in seguito venne trasferito su altri meloni, con notevole vantaggio degli agricoltori di tutto il mondo. Ero io quel giovane studente, ma non so chi fosse il vecchio. Sono questi semplici contadini…gli autentici custodi della maggior parte della diversità biologica. Nessuno li ringrazia, ma loro sono i possessori della saggezza del produrre e conservano…le loro tradizioni per le generazioni future…»

Sezioni:

Pablo Balbontín ha scelto quattro coltivazioni: il frumento, il riso, il mais e la patata, che insieme rappresentano più del 50% dell’alimentazione calorica dell’umanità, e si è recato nelle zone dove si sono sviluppate attraverso millenni queste coltivazioni: Etiopia, Filippine, Perù e Messico.

Lì ha cercato paesi e villaggi generalmente difficili da raggiungere e perciò culturalmente “incontaminati” in cui osservare e fotografare le tradizioni agricole locali. In quei luoghi ha dovuto guadagnarsi la fiducia dei contadini, condividendo la loro cultura, i loro costumi e i loro cibi prima di ottenere il permesso di fotografare le loro vite.

«La biodiversità, un valore che dobbiamo premiare, – afferma Carlo Petrini su TuttoLIBRItempoLibero del 23/8/03. – Villaggi… comunità che dispongono di poco e cittadine di campagna … situazioni che appaiono drammatiche… di fronte alle difficoltà si reagisce con quel poco che si ha e ci si aggrappa senza disperarsi alle proprie radici …»


Dove:

IL VOLUME È STATO PRESENTATO: - Presso la Camera dei Deputati, Palazzo Montecitorio, Sala della Regina, Roma, alla presenza del Presidente della Camera Pierferdinando Casini, del Ministro delle Politiche Agricole Giovanni Alemanno, del Presidente della Commissione Agricoltura Giacomo de Ghislanzo-ni Cardoli, degli onorevoli Gabriella Pistone e Luca Marcora; del Presidente della Conferen-za Stato -Regioni Enzo Ghigo; di José Esquinas-Alcázar, segretario della Commissione sulle Risorse Genetiche per l’Alimentazione e l’Agricoltura della FAO; del Presidente di Slow Food Carlo Petrini; dell'Arcivescovo Emerito di Ravenna - Cervia Card. Ersilio Tonini (mercoledì 15 dicembre 2004). In tale occasione, l’onorevole Casini ha sottolineato come le foto di Balbontín ci guidino in un viaggio importante alla scoperta dei luoghi principali in cui la varietà genetica di prodotti fondamentali per la nostra alimentazione è costantemente conservata. - Presso la Camera dei Deputati – Sala delle Colonne, via Poli 19, Roma, a cura dei deputati-Gabriella Pistone e Valerio Calzolaio, con la presenza di Josè Esquinas-Alcázar (FAO), Ric-cardo Bocci (IAO), Marcello Buiatti, Luca Colombo (martedì 13 luglio 2004). - Presso la sede FAO di Roma, alla presenza di José Esquinas-Alcázar, segretario della Com-missione sulle Risorse Genetiche per l’Alimentazione e l’Agricoltura della FAO (novembre 2004). - Presso la sede dello IAO - Istituto Agronomico per l'Oltremare del Ministero degli Affari Esteri - di Firenze, via Cocchi 4, in occasione della Giornata Mondiale dell'Alimentazione 2003, con una tavola rotonda sul tema de "L'agrobiodiversità nell'alleanza internazionale contro la fame" (venerdì 17 ottobre 2003). - Presso la Sala Marmi della Provincia di Torino, via Maria Vittoria 12, alla presenza di Marco Bellion (Assessore all’Agricoltura della Provincia di Torino),Valter Giuliano (Assessore alla Cultura della Provincia di Torino, Cinzia Scaffidi (Slow Food), Renzo Sicco (Assemblea Teatro), Luisella d’Alessandro (Presidente Fondazione Italiana per la Fotografia), Alberto Asero (bioeticista e collab. scientifico del quotidiano “Europa”), Pablo Balbontín Arenas. (venerdì 19 dicembre 2003) - Presso la Sala dell'Annunziata, via Fratelli Bandiera 17/A, Imola, nell'ambito della manife-stazione "Baccanale" (sabato 6 novembre 2004). - A Terranuova Bracciolini, (Arezzo), in occasione dell’Incontro Internazionale “Cibo e ali-mentazione” con l'Associazione degli Agricoltori Custodi, provenienti da India, Sri Lanka, Filippine, Brasile etc. (sabato 9 aprile 2005). - Presso il Museo Civico di Storia Naturale "G. Doria" , Via Brigata Liguria 9, Genova, nell'ambito della Rassegna organizzata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Genova “Biodiversità. Il motore della vita” (28 ottobre 2004 - 25 settembre 2005), con l’intervento dell’autore, di Alberto Asero (bioeticista, collaboratore scientifico del quotidiano “Europa”) e dell’avvocato Vincenzo Mascolo (venerdì 15 aprile 2005). - Presso Mondadori Multicenter, via Monte di Pietà 2, Torino, Science in Communication: Immagini del biodiverso fra natura e cultura". Con la partecipazione dell'autore e di Alberto Asero, bioeticista, collaboratore scientifico del quotidiano “Europa” (venerdì 13 febbraio 2003). - Presso la Casa della Cultura di Milano, Via Borgogna 3. Relatori: Prof. Gustavo Gandini (Facoltà di Medicina Veterinaria, Università di Milano); Prof.ssa Mariachiara Tallacchini. Partecipa Alberto Asero, bioeticista, collaboratore scientifico del quotidiano “Europa” (gio-vedì 26 febbraio 2004). LA MOSTRA È STATA ALLESTITA:  - Presso la Camera dei Deputati, Palazzo Montecitorio, Sala della Regina, Roma (15 - 21 dicembre 2004). - Presso la sede FAO di Roma (novembre - dicembre 2004). - Presso la sede IAO di Firenze (20 ottobre - 4 novembre 2003). - Alla Decima Edizione della Biennale della Fotografia, Palazzo Bricherasio, via Lagrange 20, Torino (4 settembre - 12 ottobre). - Presso la Fondazione Italiana per la Fotografia, via Juvarra 4, Torino: "I paesaggi della Bio-diversità" (10 settembre - 19 ottobre 2003. - Presso la Sala dell'Annunziata, via Fratelli Bandiera 17/A, Imola (BO), nell'ambito della ma-nifestazione "Baccanale" (6 - 21 novembre 2004). - A Terranuova Bracciolini (Arezzo), in occasione dell’Incontro Internazionale con l'Associa-zione Agricoltori Custodi (9 - 17 aprile 2005). - Nell’ambito di Identitaria – Festival delle oralità popolari, in piazza Carlo Alberto a Torino (25 - 27 luglio 2008).


Quando:

4 settembre - 12 ottobre 2003 (INNATURA);10 settembre - 19 ottobre 2003 ("I paesaggi della Biodiversità");17 ottobre- 4 novembre 2003 (IAO);15 - 21 dicembre 2004(Camera dei Deputati, Roma); dal 25 al 27 luglio 2008 (Identitaria – Festival delle oralità popolari,  Torino).


Spazi:

50 - 60 metri lineari


Contenuto:

L'importanza vitale della diversità biologica agricola e dei suoi "custodi", gli agricoltori e i contadini di tutto il mondo, fotografati magistralmente da Pablo Balbontín. «Le bellissime foto di Pablo Balbontín illustrano meglio di un’enciclopedia la diversità genetica e la vita e i costumi degli agricoltori che la sviluppano, la custodiscono e la usano in sistemi agricoli tradizionali, attraverso tecniche locali e conoscenze secolari» (José Esquina-Alcázar, segretario della Commissione sulle Risorse Genetiche per l’Alimentazione e l’Agricoltura della FAO).


Materiali:

ITALIANO ---63 FOTOGRAFIE in bianco e nero formato cm. 45,5 x 31 incorniciate con passpartout bisellato in cornice cm. 60x45 con plexiglas antigraffio infrangibile. Le 63 fotografie sono divise in quattro sezioni, MAIS: 16 fotografie di cui 15 orizzontali e 1 verticale; PATATA: 16 fotografie tutte orizzontali; RISO: 16 fotografie di cui 14 orizzontali e 2 verticali; FRUMENTO: 15 fotografie tutte orizzontali. - 63 DIDASCALIE descrittive incollate su forex da 5 mm. con gancio. - 1 PANNELLO incorniciato cm. 60x45 con il titolo della mostra e la seguente citazione: L’agricoltura è la professione propria del savio, la più adatta al semplice e l’occupazione più degna per ogni uomo libero. Cicerone. Questo pannello può essere personalizzato con logo e testo del committente. - 3 PANNELLI incorniciati cm. 60x45 (una per ciascuna delle 3 lingue) con testo introduttivo alla mostra di José T. Esquinas-Alcázar (Segretario della Commissione sulle Risorse Genetiche per l’Alimentazione e l’Agricoltura della FAO e Presidente del Sottocomitato di Etica per l’Agricoltura e l’Alimentazione della FAO) - cataloghi (tutti i testi della mostra sono in tre lingue: italiano, inglese, spagnolo). INGLESE --- Technical details of the exhibit: - 63 photographs in black and white (cm. 45,5 x 31, in frames 60 x 45 with plexiglas) in four groups: wheat (Ethio-pia), corn (Mexico), potatoes (Peru), rice (Philippines); - 63 descriptive labels with texts in Italian, English and Spanish; - 1 framed panel (cm. 60 x 45) with the title of the exhibit and which can be personalized with the place and name of the respective exhibiting hall. - 3 framed panels (cm. 60 x 45, one for each of the three languages) with an introductory text to the exhibit by José T. Esquinas-Alcázar (secretary of the FAO Commission on Geneic Resources for Food and Agriculture and Chairman of the FAO sub-Committee on Ethics in Food and Agriculture).


Affitto:

--- La mostra, interamente imballata in 4 scatole di legno (cm. 70 x 50 x h.60 cadauna) con maniglie, è disponibile - con preavviso minimo di 120 giorni - - per trenta giorni consecutivi al costo di € 3.000,00. Assicurazione, costi di trasporto e impianto sono a carico del richiedente. Si prendono in considerazione eventuali richieste di tempi e costi diversi, in particolar modo se provenienti da enti legati alla tematica della mostra. --- The exhibit is available - with three months advance notice - for 30 consecutive days at a cost of € 3.000,00. Insurance, transportation and set up costs are not included. We are willing to consider requests for the exhibit for shorter periods of time, especially if it is for an entity affilia-ted with the theme of the exhibit.


Percorso:

- Cogliere l’allegria, la sofferenza, e soprattutto l’umanità dei contadini che vivono e lavorano in luoghi in cui l’equilibrio con la natura continua a essere la condizione sine qua non per la sopravvivenza

- capire il significato delle tradizioni e dei costumi agricoli: «Quando si semina il mais, si gettano quattro chicchi per volta, perché uno è per gli animali selvatici, uno per quelli che passano, un altro per i giorni di festa e un ultimo per il consumo famigliare... Il mais non è un affare, è l’alimento che permette la sopravvivenza, che ci nutre e ci fa gioire, per questo prima di seminarlo lo benediciamo per chiedere un buon raccolto per tutti»(Aldo Gonzáles Rojas, zapoteco).

- ritrovare “le radici contadine”, un passato agricolo comune, una antica sapienza rurale: «L’agricoltura è la professione tipica del sapiente, la più adatta al semplice e l’occupazione più degna di ogni uomo libero» (Cicerone)

- comprendere che i frutti di questa sapienza si cristallizzano nella diversità biologica agricola e nelle conoscenze tradizionali di cui c’è più che mai bisogno oggi per costruire un pianeta sostenibile e senza fame

- riflettere sul fatto che le risorse genetiche e la biodiversità sono un tesoro ereditato dalle generazioni che ci hanno preceduto e che, come dice un proverbio africano, «non ci appartengono, le abbiamo solo in prestito dai nostri figli».


Informazioni:

NOTE SUL FOTOGRAFO/AUTORE: PABLO BALBONTÍN ARENAS, sivigliano, laureato in giornalismo, fotografo, in qualità di inviato sceglie incarichi di carattere sociale. Questo reportage sulla biodiversità è stato realizzato nel 2002: in collaborazione con FAO, Fondazione Italiana Fotografia, Forum di Associazioni Culturali, International Potato Center, Istituto Agronomico per l'Oltremare. È anche autore delle fotografie de 1999.I Dannati. Iraq, la guerra silenziosa. L’Agenda Blu di Infocamere del 2005 è dedicata a "I Custodi della Biodiversità" di Balbontín , protagonisti anche del Salone del Gusto - Terra Madre a Torino. Nel 2006 è a Cuba, per un lavoro sugli ultimi giorni del regime cubano. Il suo lavoro sui pescatori d’Europa è il seguito ideale de I Custodi della Biodiversità.

SU AIRONE del settembre 2003 scrive Elisabetta Planca:I CUSTODI DELLA BIODIVERSITÀ sono gli agricoltori del Sud del mondo: un esercito anonimo e dimenticato di uomini e donne che nei loro campi coltivano il futuro alimentare dell'umanità. Coltivano tutto a mano: da loro la meccanizzazione dell'agricoltura non è mai arrivata. non hanno concimi chimici: dalla terra ottengono solo ciò che essa può nutrire. E l'unica acqua è quella che cade dal cielo. I contadini del Sud del mondo - un esercito di milioni di uomini e donne ... - vivono in una dimensione che l'Occidente ha superato da almeno mezzo secolo... Quello che nessuno ci dice è che senza questo esercito anonimo di contadini la moderna agricoltura sarebbe finita da un pezzo. Anche in agricoltura, come in natura, l'uniformità è morte... La biodiversità agricola ha un vantaggio rispetto alla biodiversità naturale: è facile tradurne l'importanza in moneta contante. Negli anni sessanta i ricercatori statunitensi individuarono in Etiopia, tra le migliaia di varietà di orzo coltivate da secoli, una resistente a una patologia tipica del cereale... La usarono... Inutile dire che i contadini etiopi in cambio non ebbero nulla: per l'industria quei benefattori consapevoli non avevano né nome né volto. Oggi, infine, ne hanno uno. Glielo ha dato Pablo Balbotín... Il progetto "I custodi della biodiversità" è nato alla fine del 2001... Pablo ha finito il lavoro nel novembre 2002, lo stesso mese in cui la FAO votava il trattato sulle risorse fitogenetiche per l'agricoltura e l'alimentazione...

SU LA STAMPA del 10 settembre scrive Angelo Mistrangelo: In un periodo sempre più dominato dal dibattito intorno al futuro della Terra e, in particolare, «sulle strategie di conservazione e tutela del paesaggio e del mondo animale», la mostra presenta gli scatti di fotografi che hanno ripreso gli aspetti del «mondo della Biodiversità». Pablo Balbontín Arenas ha lavorato a una ricerca in collaborazione con la FAO, legata alla produzione agricola protetta e tramandata dai coltivatori: dal frumento in Etiopia al mais in Messico, dall patata in Perù al riso in Indonesia. Queste immagini sono pubblicate nel volume «I custodi della Biodiversità» della Edizioni Angolo Manzoni. L’Agenda Blu di Infocamere del 2005 è dedicata a "I Custodi della Biodiversità" di Balbontín , protagonisti anche del Salone del Gusto - Terra Madre a Torino.

Su FLAIR 01/01/2007 - Il mondo salvato dai contadini Custodi della Biodiversità, scrive Micaela Ceresa: "Un fotografo spagnolo è andato a cercare chi coltiva i quattro alimenti base dell’Umanità: riso, frumento, patate e mais. E ha scoperto che sono loro a proteggere la varietà dei semi. Perché è solo nella ricchezza dei prodotti della terra che sta la risposta ai problemi del pianeta..."

Ottobre 2007: Un incontro fra scienziati indipendenti ed europarlamentari, e dito puntato contro l'Efsa, l'autorità europea per la sicurezza alimentare. L'opinione pubblica europea è nettamente contraria alle colture Ogm, eppure l'Unione Europea nel corso degli anni ne ha approvate 18, ed altre 12 sono in attesa di approvazione: prima fra tutte una patata particolarmente ricca di amido. Molti scienziati che hanno condotto ricerche indipendenti, e non solo la gente comune, sono contrari agli Ogm: in Russia una studiosa ha provato ad alimentare con soia geneticamente modificata dei ratti, e, a differenza degli esperimenti condotti dalle compagnie biotech, ha sottoposto ininterrottamente le femmine a questa dieta prima, durante e dopo la gravidanza. Risultati disastrosi: alta mortalità fra i cuccioli, cambiamenti patologici negli organi, sterilità. Ci sono poi pesanti indizi che le colture Ogm abbiano a che fare con la preoccupante moria di api che è particolarmente grave negli Stati Uniti ma che si verifica un po' in tutto il mondo, e addirittura sospetti che agli Ogm sia legato l'aumento di obesità, allergie e cancro. Di questo ed altro si è parlato a Bruxelles, in un incontro svoltosi al Parlamento Europeo cui hanno partecipato scienziati indipendenti ed eurodeputati. Fra l'altro, è stata pesantemente criticata l'Efsa, l'autorità europea per la sicurezza alimentare, accusata di "aver agito in collusione con le compagnie biotech", di essere riluttante "a commissionare o promuovere studi indipendenti" e di aver approvato il contestatissimo mais Mon836 "basandosi solo sui dati forniti dalla Monsanto", l'azienda titolare del brevetto. Qui la relazione completa dell'incontro, curata da uno dei relatori, Pietro Perrino, dirigente di ricerca del Cnr- Istituto di Genetica Vegetale. (www.naturopatia.it)


Links:

Sito: DICONO DE I CUSTODI DELLA BIODIVERSITÀ


Immagini:

  • Catalogo
    Catalogo
  • Covoni
    Covoni
  • Controllo del frumento al mercato
    Controllo del frumento al mercato
  • Mulino del riso a Bambang
    Mulino del riso a Bambang
  • Il trapianto del riso a Bambang
    Il trapianto del riso a Bambang
  • Silo del frumento a Ejeré
    Silo del frumento a Ejeré
  • Semina per un dollaro al giorno
    Semina per un dollaro al giorno
  • Grazie agli dei della montagna per il raccolto
    Grazie agli dei della montagna per il raccolto
  • La semina del mais a San Juan Tabaa
    La semina del mais a San Juan Tabaa
  • La monda del frumento ad Abergazale
    La monda del frumento ad Abergazale
  • Il raccolto del mais a Valdeflores
    Il raccolto del mais a Valdeflores
  • San José de Aymará: il raccolto
    San José de Aymará: il raccolto
  • Raccolta delle patate a 4000 metri
    Raccolta delle patate a 4000 metri
  • Uomo e animale nel campo di riso
    Uomo e animale nel campo di riso