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Ezio Zanin

WHITE SILENCE

WHITE SILENCE


Descrizione:

LE RAGIONI DI UNA PITTURA: Appunti dalle pagine di diario Alcuni, pochi, sono come stelle fisse; vanno per un loro corso preciso e non c’è vento che li tocchi; hanno in se stessi la loro legge, e il loro cammino. Il contatto profondo è con ciò che genera i mondi, la vita e le cose sul lato non visibile del grande mistero. Così, la mente viene spinta oltre senza ritorno e ogni istante presente non è che un infinito e vuoto orizzonte “senza colore”. Sotto il Bianco, il Colore vive, come Eros. “Quando la vita è conclusa e il mondo è scomparso in una nube di fumo, quale realtà potrà dire propria, lo spirito che è in noi, senza illusione, se non appunto la forma di quelle stesse illusioni in cui è consistita la nostra storia?” (G. Santayana) Ora i fuochi splendono sotto i bianchi banchi candidi di splendore - il freddo sole dell’eterno tempo. Il poeta, il pittore è colui che si rende disponibile alla rinuncia come un monaco ai legami del mondo, con le convenzioni accettando la propria indispensabile solitudine, scoprendo le verità necessarie per la vita; veggente che traduce in immagini i desideri più profondi a beneficio dell’umanità, rivelatore non solo dell’ignoto e del divino in noi, ma anche creatore del futuro. Va da sé che l’ “imperfezione” dell’opera non va rifiutata perché l’opera è opera se non mi conclude e se con la sua imperfezione proietta oltre sé l’immagine della sua perfettibilità. Trovare perfetto ciò che si è creato è mettere una cosa morta là dove non c’è posto per una cosa viva, è trasformare in deserto il campo fertile dell’esistenza. Egli non fu mai qui. Egli visse e morì a sua insaputa. Come l’amore, l’Arte rimuove il velo o la nebbia della soggettività, arresta cambia e muove il flusso della vita e ci fa vedere il mondo reale; lo shock che ne deriva costituisce l’esperienza della Bellezza facendo cadere le barriere difensive. Ogni opera è naturalmente morale, aliena da altro che non sia se stessa, al pari di un essere umano che, conosciuto se stesso, scopre che la mente non è umana ma Funzione eterna e pacificata; e non ha nulla da dire. Il fatto è che l’uomo ordinario, l’uomo storico, non sa guardare senza pregiudizio; rimane vittima di se stesso e finisce per vivere di false relazioni, pieno di malcelato risentimento non di rado mascherato da apparente generosità, in uno stato di malessere continuo poiché non riesce a fare rientrare la vita nei propri “schemi”. Non la mistica di un assoluto aldilà che perde il contatto con la realtà, ma la mistica che è tensione visiva d’uno stato mentale dietro le cose, - vasto, continuo orizzonte bianco fluente in un Andare perenne e silente, abbacinante nell’incommensurabilità, quasi un silenzio rimbaudiano d’abbandono della poesia, del cercato trovato vuoto, nell’inafferrabilità dell’essere che si sottrae ad ogni sapere e vive al limite dell’esistenza, in ciò che sta oltre, non visibile e non umano. Come ogni vita, il Bianco e la luce nascono dall’oscurità. “La semplicità nell’arte è, in generale, una complessità risolta”. (C. Brancusi) Ma il pericolo più grande è essere prigionieri del proprio tempo storico. Non solo nello scrivere, ma anche nel dipingere l’essenziale è “pensare poeticamente”, come gli dèi. Essere colmi del dono stellato, un grande battello bianco col quale discendo nell’anima del Colore: più che memoria umana, una memoria cosmica, come se una parte della mente non fosse interamente nata a questo tempo e spazio e fosse invece rimasta in contatto con ciò che è “Prima”, eterno e intangibile, come se continuassi a ricevere attraverso questo canale o “cordone ombelicale” informazioni, luci e ombre che a volte diventano parole, altre volte colori, “paesaggi”, orizzonti... In una vasta campitura Bianca - un’increspatura, ed è tutto. (Ezio Zanin)


Dove:

Presso Associazione Culturale Sulla Parola, Via Cibrario 28, Torino. Inaugurazione venerdì 19 maggio 2006, ore 19.00 (Orario mostra ore 15.00/18.30 da martedì a sabato)


Quando:

Esposizione dal 19 maggio al 10 giugno 2006


Spazi:

Sale


Contenuto:

“WHITE SILENCE”, LE ULTIME OPERE DI EZIO ZANIN “Sulla parola” è l’Associazione creata da un gruppo di appassionati di libri e di arte che hanno deciso di aprire uno spazio nel quale condividere i loro piaceri con coloro che hanno gli stessi interessi. Nasce così il nuovo spazio espositivo, in via Cibrario 28, dove trovano ospitalità le opere di coloro che sono in sintonia con la filosofia del gruppo. “Sulla parola”, infatti, è la sintesi di ciò che ci si aspetta dall’Associazione: non parole a vanvera, o di circostanza o campate in aria, ma parole che abbiano un valore, che servano per ciò per cui sono state create: comunicare. “Dimmi cosa pensi e ti crederò. Sulla parola”. E siccome la comunicazione è anche arte visiva, ecco la volontà di organizzare mostre. E quindi… via: la prima esposizione, si intitola White silence, si terrà dal 12 maggio al 3 giugno. Curata da Marilina Di Cataldo, la mostra propone le ultime opere di Ezio Zanin, che ha cominciato il suo percorso artistico alla fine degli anni Settanta con dipinti di stampo informale che partendo da uno stato emozionale si concretizza sulla tela con colori molto forti e materici. Le opere esposte in questa occasione sono, ad un primo esame, completamente bianche. L’artista ha ripreso alcune suoi lavori e li ha interamente ricoperti, ottenendo un risultato tutt’altro che banale. Ed ecco il perché del titolo: “white”, bianco, come sintesi suprema del colore e “silence”, silenzio, come sintesi suprema della comunicazione. Ne emergono opere in cui la concezione temporale viene dilatata al massimo e il bianco acquista il valore di paesaggi estremi, in cui l’unica dimensione possibile è il silenzio. Zanin non ama che si parli troppo di questi lavori: sostiene che il dialogo tra lo spettatore e la tela debba avvenire davanti alla tela e all’interno di se stessi. Chi si pone davanti al quadro deve prendersi il tempo di guardare attentamente e di lasciarsi andare alla liricità che queste opere emanano.


Materiali:

Opere di Ezio Zanin


Affitto:

info@angolo-manzoni.it


Percorso:

LE RAGIONI DI UNA PITTURA: Appunti dalle pagine di diario. Alcuni, pochi, sono come stelle fisse; vanno per un loro corso preciso e non c’è vento che li tocchi; hanno in se stessi la loro legge, e il loro cammino. Il contatto profondo è con ciò che genera i mondi, la vita e le cose sul lato non visibile del grande mistero. Così, la mente viene spinta oltre senza ritorno e ogni istante presente non è che un infinito e vuoto orizzonte “senza colore”. Sotto il Bianco, il Colore vive, come Eros. “Quando la vita è conclusa e il mondo è scomparso in una nube di fumo, quale realtà potrà dire propria, lo spirito che è in noi, senza illusione, se non appunto la forma di quelle stesse illusioni in cui è consistita la nostra storia?” (G. Santayana) Ora i fuochi splendono sotto i bianchi banchi candidi di splendore - il freddo sole dell’eterno tempo. Il poeta, il pittore è colui che si rende disponibile alla rinuncia come un monaco ai legami del mondo, con le convenzioni accettando la propria indispensabile solitudine, scoprendo le verità necessarie per la vita; veggente che traduce in immagini i desideri più profondi a beneficio dell’umanità, rivelatore non solo dell’ignoto e del divino in noi, ma anche creatore del futuro. Va da sé che l’ “imperfezione” dell’opera non va rifiutata perché l’opera è opera se non mi conclude e se con la sua imperfezione proietta oltre sé l’immagine della sua perfettibilità. Trovare perfetto ciò che si è creato è mettere una cosa morta là dove non c’è posto per una cosa viva, è trasformare in deserto il campo fertile dell’esistenza. Egli non fu mai qui. Egli visse e morì a sua insaputa. Come l’amore, l’Arte rimuove il velo o la nebbia della soggettività, arresta cambia e muove il flusso della vita e ci fa vedere il mondo reale; lo shock che ne deriva costituisce l’esperienza della Bellezza facendo cadere le barriere difensive. Ogni opera è naturalmente morale, aliena da altro che non sia se stessa, al pari di un essere umano che, conosciuto se stesso, scopre che la mente non è umana ma Funzione eterna e pacificata; e non ha nulla da dire. Il fatto è che l’uomo ordinario, l’uomo storico, non sa guardare senza pregiudizio; rimane vittima di se stesso e finisce per vivere di false relazioni, pieno di malcelato risentimento non di rado mascherato da apparente generosità, in uno stato di malessere continuo poiché non riesce a fare rientrare la vita nei propri “schemi”. Non la mistica di un assoluto aldilà che perde il contatto con la realtà, ma la mistica che è tensione visiva d’uno stato mentale dietro le cose, - vasto, continuo orizzonte bianco fluente in un Andare perenne e silente, abbacinante nell’incommensurabilità, quasi un silenzio rimbaudiano d’abbandono della poesia, del cercato trovato vuoto, nell’inafferrabilità dell’essere che si sottrae ad ogni sapere e vive al limite dell’esistenza, in ciò che sta oltre, non visibile e non umano. Come ogni vita, il Bianco e la luce nascono dall’oscurità. “La semplicità nell’arte è, in generale, una complessità risolta”. (C. Brancusi) Ma il pericolo più grande è essere prigionieri del proprio tempo storico. Non solo nello scrivere, ma anche nel dipingere l’essenziale è “pensare poeticamente”, come gli dèi. Essere colmi del dono stellato, un grande battello bianco col quale discendo nell’anima del Colore: più che memoria umana, una memoria cosmica, come se una parte della mente non fosse interamente nata a questo tempo e spazio e fosse invece rimasta in contatto con ciò che è “Prima”, eterno e intangibile, come se continuassi a ricevere attraverso questo canale o “cordone ombelicale” informazioni, luci e ombre che a volte diventano parole, altre volte colori, “paesaggi”, orizzonti... In una vasta campitura Bianca - un’increspatura, ed è tutto (Ezio Zanin).


Informazioni:

EZIO TENRYU ZANIN, monaco zen e artista, ha ricevuto significativi riconoscimenti letterari come poeta. "Ricami di ombre e di nulla" è il Saggio introduttivo a "Le nuvole, la luna e il vento. Haiku d’amore" di Rita Ho Kai Piana, Dinajara Doju Freire, Maresa Myo Gen Di Noto (Edizioni Angolo Manzoni). In copertina, china su carta di riso: Fin dall’inizio non esiste nulla, di Ezio Tenryu Zanin (Proprietà Enzo Bartolone) Curata da Marilina Di Cataldo, la mostra propone le ultime opere di Ezio Zanin, che ha cominciato il suo percorso artistico alla fine degli anni Settanta con dipinti di stampo informale che partendo da uno stato emozionale si concretizza sulla tela con colori molto forti e materici. Le opere esposte in questa occasione sono, ad un primo esame, completamente bianche. L’artista ha ripreso alcune suoi lavori e li ha interamente ricoperti, ottenendo un risultato tutt’altro che banale. Ed ecco il perché del titolo: “white”, bianco, come sintesi suprema del colore e “silence”, silenzio, come sintesi suprema della comunicazione. Ne emergono opere in cui la concezione temporale viene dilatata al massimo e il bianco acquista il valore di paesaggi estremi, in cui l’unica dimensione possibile è il silenzio. Zanin non ama che si parli troppo di questi lavori: sostiene che il dialogo tra lo spettatore e la tela debba avvenire davanti alla tela e all’interno di se stessi. Chi si pone davanti al quadro deve prendersi il tempo di guardare attentamente e di lasciarsi andare alla liricità che queste opere emanano.


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Immagini:

  • White Silence
    White Silence
  • Fin dall’inizio non esiste nulla
    Fin dall’inizio non esiste nulla
  • White Silence (small)
    White Silence (small)